RESILIENTE CON IL MOVIMENTO

Le definizioni di resilienza  spaziano: dalla capacità di un elemento di assorResilienza_2_17_2017bire un urto senza subire alterazioni o rompersi, in ambito psicologico, alla capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un intervallo temporaneo di difficoltà da parte di un individuo ripristinando  le proprie condizioni fisiche e mentali, dalla capacità di un sistema di essere in grado di adattarsi a un cambiamento o a una perturbazione, alla capacità di un materiale di assorbire l’energia determinata da una deformazione elastica o di resistere all’usura e magari, come nel caso di una materia vivente, di autoripararsi dopo un danno.

Resilienza è il mantenere la stabilità attraverso il cambiamento.

Silhouette of male person against a colorful horizon.

Nel mio libro “Da domani mi muovo” c’è una pagina, in cui scrivo (pag. 105) “… A conti fatti,  la resilienza è l’atteggiamento di chi affronta le avversità e lotta per non cedere”.

Far fronte alle avversità, resistere, costruire e riorganizzarsi nell’ambito della propria vita in termini positivi nonostante le difficili e insidiose situazioni che tendono facilmente ad un esito negativo, è ciò che la resilienza ha significato da sempre.

L’uomo si è caratterizzato per l’abilità di sopravvivenza a guerre, catastrofi naturali, carestie e stati patologici. E questo grazie alle caratteristiche e alla “programmazione” di resistere e superare ogni tipo di ostacolo e difficoltà.  L’uomo  convive giornalmente con quella ben conosciuta tensione che è lo stress, il quale minaccia continuamente il suo equilibrio.

Ogni difficoltà può rappresentarsi come un’opportunità, un’occasione e pure una sfida al raggiungimento di un nuovo equilibrio, più funzionale, ricorrendo a tutte le risorse interne ed esterne.

Resilienza_6bis_17_2017

Fronteggiare le sconfitte, le conflittualità, le delusioni e ogni genere di sconvolgimento fisico e psicologico  significa attivare un’abilità che consente di andare avanti nonostante tutto e di costruire o meglio di ricostruire una nuova condizione di vita. La resilienza non rende l’individuo invincibile, ma lo aiuta a predisporsi a resistere e a non mollare.

Oscar Chapital Colchado (2011) definisce la resilienza “…la  capacità di un individuo di generare fattori biologici, psicologici e sociali che gli permettano di resistere, adattarsi e rafforzarsi, a fronte di una situazione a rischio, generando un risultato individuale, sociale e morale”.

Resilienza_8_17_2017Il soggetto resiliente è colui che, allenato alle avversità, ha trovato in se stesso quella forza, quella volontà e quella determinazione per proteggersi e per affrontare i fattori di rischio e di disturbo. Il soggetto resiliente è consapevole di essere esposto alle difficoltà e ai pericoli ed è pronto ad affrontarli; sa sopportare disagi, dolori e avversità senza disperazione e resa;  possiede quella necessaria dose di coraggio per far fronte agli ostacoli; ama la vita insieme a tutto ciò che di buono e di pericoloso essa gli riserva. Sa rialzarsi dopo essere caduto.

Spesso l’uomo reagisce fisicamente ed emotivamente ai fatti della vita sulla base di quelle convinzioni o credenze che si è creato nel tempo. Ma essere resiliente consente all’uomo di scegliere quale significato dare a ciascun evento o difficoltà che si pone davanti e di conseguenza ad agire nel modo migliore anziché reagire per difesa.

Resilienza_11_17_2017Essere resiliente vuol dire conservare intatte la motivazione e la volontà di fronteggiare gli ostacoli senza perdere l’entusiasmo.

Il modo più semplice ed efficace per allenare e migliorare la propria resilienza è praticare l’attività fisica e meglio ancora, lo sport. Lo testimonia Pietro Trabucchi nel suo libro “Resisto, dunque sono”  perché l’agonismo, presente nello sport e meno nell’attività fisica, implica maggiore responsabilità necessaria nella competizione.

Dedicare del tempo all’attività fisica per migliorare la propria resilienza significa comunque assumersi la responsabilità di  considerare la vita intera in modo più attivo, partecipativo che passivo. Prendere di petto la vita perché il fisico è preparato e la mente allenata ad assumere un atteggiamento positivo è ciò che la pratica di un’attività fisica costante e regolare può dare.

Resilienza_10_17_2017Saper vincere la fatica, il disagio di trovarsi in una condizione poco confortevole, gestire il proprio tempo per ritagliarne un pò periodicamente, riprogettare l’azione ed avere dimestichezza con i sacrifici significa dare all’attività fisica la giusta collocazione nel voler migliorare la propria resilienza.

Ti sei mai chiesto perché gli individui più resilienti siano coloro che, come gli atleti nello sport e i militari, non mollano mai? Questi soggetti, grazie alla continua attività fisica, sono in grado di affrontare stress personali, competitivi e organizzativi. L’attività fisica dà loro fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità, migliora la concentrazione e l’attenzione, motiva, orienta alla positività e aiuta a far aggiungere con successo gli obiettivi personali.

Un corpo in buona forma fisica e in salute grazie all’attività fisica  migliora la propriaResilienza_12_17_2017 autostima, favorisce l’orientamento a un pensare più positivo e costruttivo, ad essere protagonista responsabile degli eventi nella propria vita, ad avere una mente forte, una resistenza continua. La connessione stretta tra mente e corpo facilita una resilienza completa e autentica.

Concludendo, la resilienza è pure un’abilità mentale. Saper lavorare sul proprio limite mentale vuol dire essere resilienti. Perché quando l’individuo pensa di non farcela a fronteggiare le situazioni avverse, lì cede la mente prima ancora del fisico.

Il limite mentale arriva prima di quello fisico.Resilience Road Sign with dramatic clouds and sky.

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IL SENSO DEL TRIATHLON

Il triathlon è in crescita, piace per la varietà delle sue tre discipline nuoto – bici – corsa, piace perché, con il giusto approccio e un’adeguata preparazione, può essere praticato da molti, da 8 anni a oltre 75. Il più conosciuto e comune è il Triathlon Olimpico che include 1500 metri di nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa.Triathlon_4_11_2017

Allenarsi al triathlon e prender parte alla sua competizione significa principalmente imparare a gestire le proprie energie e a saper affrontare ogni genere di difficoltà.  In una parola, a resistere.

Chi in gara ha come obiettivo quello di completare il percorso in buone condizioni, magari sorridendo e divertendosi, di fare una bella esperienza formativa, di crescita piuttosto che scalare le classifiche o misurare i propri tempi, sa che deve comunque costruire con la preparazione una base aerobica e una resistenza generali molto buone.

Il lavoro muscolare nel Triathlon Olimpico è prevalentemente di tipo aerobico perché si protrae da un minimo di 1h e 30’ ca ad un massimo di oltre 3 ore.

Triathlon_3_11_2017Un vero programma di allenamento deve essere visionato da un trainer esperto che fornisca le tabelle corrette di allenamento. Portare con attenzione il corpo ad uno sforzo via via maggiore non basta però se non si considera anche il tempo da dedicare al recupero completo. Così, un consiglio generico, ad esempio, è di allenarsi 2 volte alla settimana a nuoto, 2 volte alla settimana in bicicletta e 2 volte alla settimana alla corsa con un giorno di scarico, di riposo. Rigenerare inoltre il corpo con attività fisiche diverse dalle tre discipline come un lavoro di forza in palestra o qualche seduta specifica tipo pilates, come un rinforzo alla stabilità della schiena e del core, come uno stimolo alla propria propriocettività e alla reattività plantare, aiuta a utilizzare al meglio tutte le abilità fisiche.

Il triathlon insegna a conoscersi meglio, a sapersi affidare alle proprie forze, a fare appello a tutte le risorse fisiche e mentali, a trovare i propri ritmi, a spostare i propri limiti.Triathlon_6_11_2017

Le tre discipline, nuoto – bici – corsa, insieme comportano degli adattamenti neuromuscolari e un impegno muscolare molto diversi. Inoltre comunicano sensazioni di sforzo e fatica altrettanto differenti. Ecco che passare da una disciplina all’altra, cioè dal nuoto alla bicicletta, dalla bicicletta alla corsa, abitua a vivere alternanze in cui ora c’è sollievo e le articolazioni non fanno male, a momenti in cui le gambe non girano, i movimenti risultano limitati, gli schemi di movimento sembrano persi in un sentirsi goffi, rigidi e impacciati. Ma passare da una disciplina all’altra significa anche imparare a ritrovare subito ritmo e intensità adeguati, una posizione corretta nonostante una biomeccanica variata e non più propria.

Pure nella vita di tutti i giorni succede di dover passare da un ruolo ad un altro, da un impegno ad un altro, dal risolvere un problema e subito dopo risolverne un altro, da un incarico ad un altro e così via. Ecco allora che il triathlon insegna a Triathlon_9_11_2017saper gestire i passaggi da – a, ad accettare la transizione, a trovarsi pronti a cambiare repentinamente, ad accettare sempre una diversa realtà.

Perché passare da – a significa trovare quel giusto equilibrio tra l’impazienza di buttarsi nella fase successiva per frenesia o curiosità e la riluttanza a farlo per timore, stanchezza o pigrizia.

Passare da – a, a volte comporta sopravvalutazione di sé o al contrario una mancanza di fiducia nelle proprie possibilità, un’inadeguatezza, un attaccamento alle proprie abitudini e alle proprie sensazioni da rendere difficili i passaggi al nuovo.

La reazione al passaggio da – a è quasi sempre emotiva. Come tale richiede un rinforzo della struttura della personalità. Solo così si può acquisire la capacità di trovare dentro di sé le risorse per andare avanti. Imparare a resistere nel triathlon e nella vita è il risultato di una forza di volontà allenata e di un alto livello di resilienza.Triathlon_7_11_2017

Il triathlon aiuta a essere più focalizzati, più organizzati, più rapidi, ad avere maggior determinazione, sopportazione, forza d’animo e così anche nella vita.

Dal triathlon si è educati a nutrirsi correttamente, a idratarsi, a saper scegliere la giusta integrazione e saper ascoltare i segnali del corpo per conservare l’energia fisica per la disciplina successiva rispettando la fatica, a non abbandonare la motivazione perché c’è la consapevolezza di un triplice sforzo e tutto ciò torna utile, un’altra volta, anche nella vita.

Nel triathlon non ci si può mai fermare in quanto prima si nuota, poi si va in bici e infine si corre. Occorre abituarsi a cambiare al volo il tipo di disciplina diventando rapidi pure nel togliere il casco, ad esempio, nell’infilare le scarpe da corsa e così via.

Anche nella vita di tutti i giorni serve avere questa velocità per non rimanere fuori dalla realtà.

I numerosi parallelismi  tra triathlon e vita non si limitano a quanto detto.  Se nel triathlon è determinante la conoscenza del Triathlon_8_11_2017percorso di gara, i suoi dettagli ( in pianura? è un saliscendi? si nuota in acque libere di mare o di lago?)  per una migliore gestione delle energie, nella vita e altrettanto importante essere consapevoli e focalizzati sul proprio percorso di studio, di lavoro, di relazione, ecc.

Se nel triathlon è fondamentale l’adattamento alle condizioni metereologiche del momento, favorevoli o sfavorevoli (vento, caldo, freddo, pioggia e così via), per vivere positivamente tutte le variabili, nella vita è a sua volta indispensabile fare esperienza delle avversità di qualsiasi genere per abituare la mente a non arrendersi.

Se nel triathlon la componente psichica entra in gioco dal primo minuto di gara in una provaTriathlon_10_11_2017 che ha la durata di alcune ore e l’impegno di tre discipline, nella vita l’aspetto psichico è la guida costante che orienta l’individuo nelle sue numerose competenze.

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