PERCHE’ MENO PROTEINE ANIMALI?

La parola proteina deriva dal greco proteios che significa “di primaria importanza”. Nel XIX secolo proteina era sinonimo di carne e per più di un secolo abbiamo sostenuto questa associazione.

Anche ai giorni nostri molti considerano le proteine legate ai cibi di origine animale. Il primo alimento che ci viene in mente quando pronunciamo la parola “proteina” di solito è “carne” perché è ancora forte la convinzione che carne e proteine siano la stessa cosa. Forse perché alla fine del XIX secolo, nella fase iniziale della nostra rivoluzione industriale, poiché avevamo più denaro, abbiamo iniziato a consumare più carne e più latticini. Erano diete ad elevato contenuto proteico animale e ricche di grassi che mostravano il livello del nostro benessere economico. Ma in seguito, con la seconda metà del XX secolo, gli studi sull’alimentazione hanno cominciato a mettere in discussione questo genere di alimenti. Gli scienziati hanno voluto liberarsi del pregiudizio culturale ancora saldamente affermato per cui una popolazione civilizzata mangiava proteine in abbondanza, chi era benestante mangiava carne e una popolazione povera si nutriva di cibi di origine prevalentemente vegetale come il pane e le patate.

Le indagini scientifiche continuano a rivelare la correlazione tra consumo di alimenti di origine animale e aumento del livello di colesterolo nel sangue mentre le sostanze nutritive derivanti dai cibi di origine vegetale non contengono colesterolo e contribuiscono in vari modi ad abbassarne la quantità prodotta dal corpo.

Scegliere una dieta ad elevato contenuto di proteine e grassi animali porta a un deposito di grasso corporeo tra le fibre muscolari e nei punti più ovvi come l’addome, la zona intorno al viso o alle cosce, il fondoschiena. Nessuno desidera essere in sovrappeso perché vuol dire fare a meno di molte delle cose piacevoli della vita, eppure un numero sempre maggiore di persone lo è.

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La causa, pertanto, sta infilzata nella nostra forchetta. Soprattutto oggi che l’abitudine americana di nutrirsi soprattutto di hot dog, hamburger e patatine fritte sta diventando pure italiana.

C’è un’altra ragione per cui ridurre il consumo di proteine animali. Le proteine animali, al contrario di quelle vegetali, rendono l’organismo acido: ciò significa che il PH dei nostri tessuti e del nostro sangue diventa meno alcalino. L’organismo però inizia a reagire perché non gradisce questo ambiente acido. Per neutralizzare l’acidità, esso utilizza il calcio contenuto nelle ossa le quali, a lungo andare, si indeboliscono per la perdita. Così, se le proteine animali ingerite aumentano l’acido metabolico e tolgono del calcio alle ossa, questo finisce nelle urine rendendo fragile la struttura ossea.

E poi che dire della quantità di antiossidanti, di fibre e di minerali contenuta nei cibi di origine vegetale rispetto a quella nei cibi di origine animale…Alimentazione_prot_animal_veg6_14_2016

Gli antiossidanti sono una varietà di sostanze chimiche, alcune dette carotenoidi, presenti quasi esclusivamente nelle piante, nelle verdure, nella frutta e sono solitamente colorati. Dal giallo della zucca, al rosso nei pomodori, all’arancione nelle arance oppure incolori come l’acido ascorbico (vitamina C) e la vitamina E, gli antiossidanti ci proteggono dai radicali liberi.

I radicali liberi agiscono in un quadro di danneggiamento indesiderato quando ci esponiamo ai raggi del sole in maniera inadeguata o a certe sostanze inquinanti o a causa di un apporto nutritivo mal bilanciato. I radicali liberi sono molto pericolosi perché irrigidiscono i nostri tessuti e li limitano nelle loro funzioni. Accelerano il processo di invecchiamento. Pertanto favoriscono quei processi che provocano la cataratta, ad esempio, l’indurimento delle arterie, l’enfisema, l’artrite, il tumore e tutti quei disturbi che diventano frequenti con l’avanzare dell’età.

Noi non produciamo antiossidanti; fortunatamente però li troviamo disponibili nei vegetali. Basta mangiare frutta e verdura intera, cereali integrali che sono i cibi più sani che si possano consumare.

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Le fibre contenute esclusivamente negli alimenti di origine vegetale anche se non vengono digerite sono vitali per la salute. Le fibre estraggono l’acqua dal corpo e la convogliano nell’intestino facendolo rimanere in funzione. Inoltre, catturano pure quelle sostanze chimiche che transitano nell’intestino e che potrebbero risultare pericolose e cancerogene.

Le fibre alimentari sono composte soprattutto da molecole di carboidrati, non hanno calorie, contribuiscono a creare un senso di sazietà, placano l’appetito e diluiscono la densità calorica delle nostre diete. In questo modo soddisfano la fame riducendo il consumo di calorie ingerite.

Consumare alimenti allo stato naturale, non raffinati e non trattati, significa ingerire abbondanti dosi di vitamine, minerali ed energia accessibile.

All’estremità opposte ci sono i cibi, soprattutto carboidrati, altamente raffinati e trattati ovvero gli amidi e gli zuccheri ottenuti dalle piante privandole meccanicamente degli strati esterni. Questi alimenti come lo zucchero raffinato, la farina bianca, il pane bianco, gli spuntini industriali quali i crackers, le barrette e le merendine, ecc., hanno perso la maggior parte delle vitamine, dei sali minerali, delle proteine e delle fibre della pianta e hanno un valore nutrizionale davvero minimo. Inoltre vengono assorbiti direttamente dall’organismo innalzando il tasso glicemico del sangue.

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Lo diceva Ippocrate (460 – 377 a.C.), padre della medicina, che chi non conosce il cibo non può capire le malattie dell’uomo: i benefici ottenuti da una dieta ricca di cibi di origine vegetale sono molto più interessanti di quelli prodotti dai farmaci e dalla chirurgia nella pratica medica.

 

 

 

Le soluzioni efficaci e realizzabili ai problemi di salute si trovano nell’alimentazione: in fondo alimentarsi è uno dei nostri più intimi incontri con il mondo in cui viviamo. Mangiare è un processo in cui ciò che entra nel nostro corpo diventa parte di esso. Cambiare un pò il modo di mangiare significa veramente assumere il controllo della propria salute.

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