ATTIVITÀ FISICA E BELLEZZA

Lo stile di vita che ci hanno fatto adottare da bambini, quello poi scelto da adulti e il 30% di genetica hanno determinato in buona parte ciò che siamo.

La nostra estetica, le nostre forme e le caratteristiche fisiche, in una parola, la nostra prestanza fisica, dipendono da quanto ci muoviamo e da come mangiamo.

Ciascuno di noi ha un suo modello di bellezza ideale e a tutti noi piace osservarsi allo specchio per vedere una bella figura. Ma a volte lo specchio non mostra l’immagine che vorremmo e si finisce per evitare di guardarsi. Non si tratta solo di sovrappeso, di perdita di tono, di cellulite che non se ne va, della pancetta che non lascia intravedere quei bei addominali, ma pure di una postura poco equilibrata, di due spalle chiuse, di una schiena curva o di due caviglie sempre gonfie.

Bellezza_9_11_2018Garantirsi un’estetica piacente, elegante che rimandi un senso di salute e di bellezza, nel rispetto delle proprie caratteristiche, si può con l’attività e l’esercizio fisico. Perché l’attività e l’esercizio fisico ci rendono belli? Innanzitutto perché ci aiutano a cambiare la postura raddrizzando la schiena, portando indietro le spalle (e nella donna il seno così si alza!), ad esempio.

La muscolatura ha il compito di sostenere lo scheletro, di consentire i vari movimenti e solo se lavora bene, solo se stimolata adeguatamente è in grado di riempire le forme, di tornire un corpo, di cambiare le taglie, di sostenere il tessuto adiposo di rivestimento e la pelle.

La tonicità di un corpo dipende da una massa muscolare ben formata e soda che modella l’aspetto fisico. In secondo luogo l’attività e l’esercizio fisico permettono di tenere sotto controllo il peso corporeo facendoci perdere qualche chilo grazie a un maggior consumo di calorie. Il metabolismo si mantiene attivo e con un buon funzionamento anche il sistema ormonale contribuisce a indurre il dimagrimento.

Praticare attività e esercizio fisico, poi, migliora il microcircolo sanguigno di tutto l’organismo, ma in particolare della pelle portando più ossigeno ai tessuti.

I tratti del volto si distendono, il colorito e la luminosità migliorano. La sudorazione conseguente a uno sforzo fisico adeguato espelle molte tossine  e acidi che puliscono automaticamente la pelle. Fare attività ed esercizio fisico invita inoltre a bere più acqua: una maggiore idratazione la gonfia e la distende rendendola meno avvizzita.Bellezza_3_11_2018

E che dire della quantità di endorfine liberate durante e dopo l’attività e l’esercizio fisico  che ci rende di buon umore, più positivi, più distesi, meno sottoposti allo stress, più felici donando all’aspetto un’aggiunta bellezza?

Non tutti i tipi di attività e esercizio fisico aiutano l’estetica e ciò che migliora l’aspetto di una donna può non essere adatto all’uomo.

Entrambi però beneficiano dal muoversi per ridurre la percentuale di grasso corporeo aumentando invece la massa magra. Persone diverse necessitano di stimoli allenanti diversi. Ecco perché è importante affidarsi a chi sa dosare e  personalizzare l’esercizio fisico! Non basta una passeggiatina quotidiana o un’attività fisica di bassa intensità per ottenere risultati estetici che si protraggano stabilmente nel tempo!

L’attività e gli esercizi di forza aiutano più di tutti la muscolatura a definirsi, cambiando le forme e togliendo la flaccidità.Bellezza_10_11_2018

L’esercizio fisico deve diventare un impegno costante, ma non deve essere mai estremo. Tendere a un sano narcisismo, a un equilibrato culto del corpo a volte aiuta a non indirizzarsi verso un agonismo esasperato. Perché un’attività fisica troppo intensa o troppo spostata sul lavoro cardiovascolare di lunga durata ha conseguenze visibili già sulla pelle oltre che sul sistema ormonale.Bellezza_12_11_2018

La bellezza non è il nostro fine, ma la motivazione alla pratica costante  dell’attività fisica nel rispetto della nostra salute.

Bellezza_1_11_2018

Dal benessere della persona al risultato estetico…

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ATTIVITÀ FISICA E EVOLUZIONE DELL’UOMO

Non ce ne rendiamo più conto, ma ogni giornata va avanti così: sveglia, caffè, ascensore, tragitto in auto per andare al Evoluzione_6_7_2018lavoro,molte ore seduti davanti al computer, pausa pranzo, riunioni, rientro a casa, ascensore, faccende, cena e finalmente divano e tv.
Poi a dormire.

L’attività fisica più frequente è con il cane portato a passeggio e qualche giro in centro a fare shopping, la domenica una camminatina.

Lo stile di vita di molte persone è senza dubbio sedentario.

Ma come si è giunti a questa dilagante condizione di sedentarietà?

Gli essere umani che abitavano latitudini favorevoli alla vita sulla terra, sopravvivevano grazie alla caccia, la pesca, la raccolta di Evoluzione_7_7_2018frutti selvatici, radici e piante. Le condizioni di vita dell’uomo del Paleolitico e del Mesolitico erano caratterizzate da un’intensa attività fisica per procacciare il cibo; la dieta alimentare era povera di grassi e a basso contenuto calorico.

Dopo 2 milioni e mezzo di anni quando si sviluppò il genere Homo sapiens,  nella sottospecie Homo sapiens sapiens (l’uomo moderno)  prodotto dell’evoluzione di Homo erectus  (circa 200.000 anni fa), l’attività fisica era ancora legata alla sopravvivenza, al nomadismo e all’approvvigionamento del cibo con un consumo energetico stimato intorno alle 5000 – 5500 calorie circa giornaliere contro le 2000 calorie circa dell’uomo moderno (Fonte: “Attivi e sedentari”, G. Prati e L. Pietrantoni).Evoluzione_8_7_2018

In un’epoca successiva, il Neolitico, 8000 anni fa circa, considerata l’ultima fase dell’Età della pietra, lo stile di vita degli antenati
diventa più stanziale grazie all’avvio di attività di sussistenza quali l’agricoltura, il pascolo e l’allevamento. Così fino al Diciottesimo secolo, il livello di attività fisica dell’uomo che, da cacciatore – raccoglitore diventa agricoltore – allevatore, si mantiene elevato rispetto a quello dell’uomo moderno. L’incremento qualitativo e quantitativo della disponibilità di alimenti rappresenta un fattore di crescita delle popolazioni che originarono la civiltà moderna.

Evoluzione_9_7_2018Dal periodo della rivoluzione industriale ad oggi, sotto la spinta tecnologica, la vita dell’uomo si è fatta comoda. Procurarsi cibo è indipendente dall’attività fisica: tutto pronto e disponibile al supermercato o consegnato a casa attraverso un ordine sul web.

Buona parte della storia dell’uomo è caratterizzata dall’adattamento e dalla sopravvivenza di esso all’ambiente grazie ad un’intensa attività fisica con un conseguente dispendio energetico.

Lo stile di vita moderno, al contrario, è caratterizzato dalla sedentarietà, l’ipocinesia (sindrome da ridotta o mancata attività fisica), l’abbondante disponibilità di cibi altamente calorici.Evoluzione_5_7_2018

Il paradosso della rivoluzione umana è che gli aspetti anatomici e fisiologici dell’uomo sono ancora gli stessi del suo antenato. L’individuo moderno risponde a un equilibrio tra attività fisica, utilizzo e consumo di calorie tipico di chi si adatta all’ambiente ostile e sopravvive cacciando, pescando, raccogliendo, coltivando, pascolando e allevando. Ciò significa che l’uomo di oggi, avendo ancora la struttura e la fisiologia di chi caccia, pesca, raccoglie, coltiva, pascola, alleva, si sposta e lotta per la sopravvivenza dovrebbe praticare un’energica attività fisica anche prolungata nel tempo come l’antenato del
Paleolitico.

Group of multi-ethnic young people doing stretching exercise in park. Horizontal shot.Il corpo dell’uomo moderno è biologicamente programmato e organizzato per svolgere attività fisica, mentre la vita attuale lo condanna alla sedentarietà e all’accumulo con crescente aumento di malattie legate allo stile di vita.

La biologia del movimento è antica, dunque, e non si è mai modificata.
Cacciare (che significa anche correre per inseguire) coincide con un esercizio fisico aerobico pesante; raccogliere, pascolare, coltivare, allevare corrispondono ad un esercizio fisico aerobico più leggero dove non è richiesta la velocità, ma è importante la durata nel tempo.Evoluzione_10_7_2018

Una quota di attività fisica ogni giorno è necessaria, vitale. Più se ne fa e maggiore è la possibilità di avere
benefici. Nelle società industrializzate sono poche le persone considerate attive. L’Italia poi, non si colloca ai primi posti tra i paesi europei le cui popolazioni pratichino un’attività fisica settimanale. Se discendiamo geneticamente da un antenato che svolgeva attività fisica tutta la vita, a noi cosa resta da fare?

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L’ESERCIZIO FISICO CONTRO INVECCHIAMENTO E SARCOPENIA

Il tempo che avanza incide con un deterioramento di strutture e funzioni legate al movimento e alla produzione dSarcopenia_3_14_2017i energia. In altre parole, l’invecchiamento, con i cambiamenti indotti alla composizione corporea, modifica l’efficienza fisica dell’organismo.

Il termine sarcopenia, dal greco, che significa letteralmente “perdita di carne”,  sta ad indicare la perdita della massa muscolare e la riduzione delle dimensioni muscolari che inizia intorno ai 45 – 50 anni e che si manifesta visibilmente intorno ai 70. I muscoli diventano più piccoli, sottili e più deboli rispetto alla loro condizione passata perché perdono numericamente quelle fibre muscolari contrattili che producono forza.  Perdono inoltre una parte di innervazione, vale a dire quella continua stimolazione da parte del sistema nervoso che li fa contrarre e parte di quel sistema di rigenerazione che ripara e rigenera le fibre lese.

Sarcopenia_4_14_2017La riduzione della massa muscolare con l’avanzare dell’età, favorisce inoltre l’infiltrazione di tessuto connettivo e di cellule adipose che si sostituiscono alle fibre muscolari limitando la loro funzionalità.

Il processo degenerativo fisiologico definito sarcopenia non può essere arrestato totalmente, ma l’ inattività fisica, la sedentarietà e il mancato stimolo di forza sui muscoli ne favoriscono senza dubbio l’accelerazione e il conseguente degrado.

Con poco esercizio fisico e un lavoro soltanto aerobico aumenta la quantità di proteine eliminate (catabolismo proteico), mentre diminuisce la sintesi delle proteine utili a costruire il tessuto muscolare.

L’individuo vede così calare anno dopo anno le sue abilità motorie.

Di pari passo si vanno perdendo sicurezza e stabilità motoria con la conseguente tendenza a evitare l’esercizio fisico e a trascurare la propria reale capacità di movimento.

La descrizione dell’individuo che invecchia sottolinea la lentezza. La donna e l’uomo che invecchiano (dai 40 – 50 anni in poi) senza attività fisica si muovono lentamente e pensano lentamente.

Oltre alla genetica, ai fattori nutrizionali e all’ambiente circostante, l’assenza di attività fisica nel soggetto incide sul processo di invecchiamento muscolare e generale il cosiddetto aging.Sarcopenia_6_14_2017

Numerosi studi concordano ormai sul fatto che l’attività fisica in generale e l’esercizio fisico specifico per la forza in particolare, possono rallentare e contrastare il calo e la perdita di massa muscolare.

Le più recenti ricerche infatti, sbarazzatesi del preconcetto che solo gli individui giovanissimi e non quelli in età possano esercitarsi con carichi, attestano che il lavoro di forza, rispetto a quello aerobico  come cammino, corsa, nuoto, bici, ecc., è l’unico a mantenere e sviluppare il trofismo muscolare.

In altre parole, non basta impegnarsi in poco dispendiose azioni quotidiane, in una passeggiata o in altra attività aerobica, ma serve invece sollevare qualche peso per mantenere e garantire la salute della muscolatura.

Sarcopenia_10_14_2017L’esercizio fisico specifico per la forza si realizza facilmente nell’utilizzo di carichi liberi come manubri e bilancieri, di elastici, di macchine a contrappesi da palestra che consentono di eseguire movimenti contro gravità.

I metodi di esercizio possono essere diversi, ma devono sempre rispettare un dosaggio personalizzato relativo al carico, al volume, all’intensità e alla durata dell’esercizio stesso. Tutti i parametri devono essere proposti in modo graduale e con un aumento progressivo, tenendo conto della risposta di adattamento muscolare. È fondamentale che la persona “senta” il peso che solleva e con il quale lavora, lo “percepisca” mentre la muscolatura si contrae al massimo così da migliorare la funzionalità generale del corpo.

Il consiglio professionale di allenamento prevede 2 sedute di 30 – 40 minuti la settimana.

Si tratta di eseguire esercizi che interessano gli arti inferiori, l’addome, il dorso gli arti superiori, le spalle e il petto.

Una delle metodiche di allenamento è quella delle “serie” che consiste nel ripetere lo stesso esercizio per 2/3 sequenze da 12 – 15 ripetizioni con un breve recupero tra queste.

Sarcopenia_2_14_2017Elencare gli innumerevoli  benefici legati alla pratica di attività fisica anche di forza contro il processo di invecchiamento e di decadimento oltre che contro l’insorgenza precoce di malattie, aiuta indubbiamente ciascuno a riconsiderare la propria quotidianità. Non ultimo lo stato di infiammazione generale che è presente nel nostro organismo, starter di molte patologie e che si rileva frequente nei casi di inattività fisica.

Muoversi favorisce la riduzione della presenza di citochine infiammatorie (segnalatore di stato infiammatorio), notoriamente in aumento nel processo di invecchiamento.

Sarcopenia_11_14_2017Va da sé che l’aiuto di un Personal Coach o di un Personal Trainer diventa determinante nel dare alla persona consapevolezza dei propri limiti e soluzioni al proprio stato fisico.

Sarcopenia_5tris_14_2017Nel rispetto della condizione fisica e psichica di ciascuno è consigliato eseguire quegli sforzi fisici che tengono attivo il metabolismo muscolare… La migliore soluzione sta sempre nello stimolo al movimento, a tutte le età.

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MENOPAUSA E ESERCIZIO FISICO

La donna ha un legame più stretto con la propria fisicità rispetto l’uomo e conosce il ritmo e il linguaggio interno del suo corpo.

Quando entra in menopausa il suo corpo vive una serie di cambiamenti ormonali, di trasformazioni neurochimiche, Menopausa_6_13_2017somatiche e psichiche da non esserle sempre chiaro se ciò dipende dalla menopausa vera e propria o dall’età che semplicemente avanza (invecchiamento).

L’età della menopausa è geneticamente determinata e si riscontra mediamente intorno ai 51 anni, ma il periodo di transizione che la donna attraversa è un lungo e graduale arco temporale che può andare dai 45 anni ai 65-70 anni approssimativamente.

Ogni evento ha caratteristiche proprie, individuali e differenti da donna a donna e non tutte sono afflitte dagli stessi sintomi della menopausa.

Così, tra i sintomi acuti che si manifestano in coincidenza della menopausa, si elencano:Menopausa_1bis_13_2017

  • vampate di calore e sudorazioni notturne
  • mal di testa
  • insonnia
  • ansia
  • irritabilità e alterazioni dell’umore
  • dolori muscolari e articolari
  • variazione del peso corporeo
  • stanchezza e perdita dell’energia
  • variazione del desiderio sessuale
  • scarsità di memorie e di concentrazione

Tra i sintomi intermedi che si manifestano subito dopo la menopausa, come:

  • assottigliamento e secchezza della cute
  • comparsa di rughe invecchiamento di cute e mucose
  • secchezza e perdita di elasticità dei capelli
  • riduzione della lubrificazione vaginale
  • cistiti e uretriti ricorrenti
  • abbassamento del livello di autostima
  • sfiducia in sé e nel futuro

Tra i sintomi tardivi che si manifestano anche dopo anni dalla menopausa come:

  • Menopausa_5_13_2017depressione
  • insonnia
  • dolori articolari e muscolari
  • osteoporosi
  • incontinenza urinaria
  • dolore nei rapporti sessuali
  • accidenti cerebrovascolari

Ma porre l’accento solo sui problemi legati alla menopausa significa annoverarla tra gli stati patologici e le malattie.

Una concezione patologica e negativa della menopausa non aiuta certo la donna a vivere le modificazioni fisiche e i cambiamenti coinvolgenti l’immagine esterna e interna di sé così attesi e temuti.

Le manifestazioni individuali della menopausa dipendono molto dallo stile di vita adottato fin da giovanissime. Al di là della personale struttura genetica e degli eventi trascorsi, anche la personalità della donna influisce su queste manifestazioni in quanto è la struttura psicologica che deve trovare valide soluzioni per far fronte alle difficoltà correlate ai cambiamenti fisici.

Menopausa_7_13_2017Essere state attive e magari sportive fin da bambine, significa per le donne aver conservato una buona funzionalità di tutti gli apparati muscolo scheletrico, cardiovascolare, respiratorio, ecc.

La menopausa in questi casi non altera troppo drasticamente l’equilibrio psicofisico femminile. Non si verificano grosse variazioni di peso, perdita della massa muscolare, severa osteoporosi, disturbi dell’umore fino alla depressione e altro ancora, tipico della menopausa.

Al contrario, nella donna sedentaria e magari già in sovrappeso, i cambiamenti legati alla menopausa si manifestano in maniera evidente con una compromissione funzionale molto più elevata di quanto non sia fisiologico a quest’età.

Il consiglio di fare attività fisica alla donna in menopausa sia come regola di vita per chi già la pratica Menopausa_8_13_2017costantemente sia per chi inizia per la prima volta, non trova alcuna minima controindicazione. Così, la donna dinamica che si muove regolarmente può praticare con costanza l’attività fisica allo scopo di tenere sotto controllo e ridurre gli effetti indesiderati della menopausa, mentre la donna sedentaria scopre un doppio beneficio e maggiore motivazione a dedicarsi all’attività fisica perché migliora prima di tutto il suo stato di salute generale e in secondo luogo riduce le alterazioni relative alla menopausa.

L’ informazione continua sui benefici dell’attività fisica in menopausa può diventare educazione e aiutare la donna a cambiare atteggiamento e stile di vita.

Nell’ottica di una naturale soluzione ai disagi legati alla menopausa, è sicuramente indispensabile un programma di attività fisica che rispetti determinate esigenze dettate dall’apparato muscolo scheletrico e biofisico della donna.

Il calo degli estrogeni e le variazioni ormonali che avvengono in menopausa alterano il metabolismo della donna. Da un lato vi è una perdita minerale ossea, dall’altro c’è l’organismo che consuma molte meno calorie al giorno con il rischio di fare ingrassare la donna in menopausa o di farle fare fatica a perdere peso.

Praticare attività fisica con regolarità aiuta a:

  • mantenere un metabolismo attivo
  • ridurre i depositi di grasso
  • conservare il volume e l’efficienza della massa muscolare
  • incrementare la massa ossea dove si è verificata una demineralizzazione
  • ridurre i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa
  • migliorare la funzionalità cardiaca respiratoria con un conseguente migliore apporto di ossigeno ai tessuti.

E che dire delle vampate di calore?

L’attività fisica diminuisce in modo inequivocabile la frequenza e l’importanza delle vampate!

Non meno importanti sono anche i vantaggi psicologici, sessuali e sociali. L’attività fisica regolare migliora l’aspetto esteriore e l’umore della donna in menopausa favorendo l’autostima.

La letteratura recente segnala l’azione positiva dell’esercizio fisico sugli stati depressivi, sugli stati d’animo, sulla capacità di far fronte alle situazioni sgradevoli della vita e allo stress.

Menopausa_2_13_2017Il fattore terapeutico dell’attività fisica può essere programmato insieme a un  un Personal Coach o un  Personal Trainer preparato in materia.

Lo star bene o lo star male di una donna in menopausa mette in chiaro la necessità di porre attenzione non solo all’influenza culturale medica e alle convenzioni sociali, ma soprattutto al corpo in trasformazione il quale, attraverso il movimento, può recuperare la sua vitalità e la sua autonomia.

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L’ESERCIZIO FISICO SOSTENIBILE

L’esercizio fisico sostenibile ha le caratteristiche di un movimento naturale che migliora la forza, la resistenza, la flessibilità, la velocità, la potenza, l’equilibrio e tutte le peculiarità di un corpo fatto per essere attivo, nel rispetto delle sue condizioni fisiche e di età.

EF sostenibile_3_10_2017E’ sano, fisiologico e soprattutto adatto alla specie umana. In questo modo risulta non dannoso ad alcun distretto del corpo umano.

La vita attuale e molto distante dagli standard previsti per gli esseri umani dalla natura. La moderna tecnologia e gli sviluppi scientifici hanno allontanato l’uomo dal rispetto delle regole della natura per forza maggiore e per pigrizia. Gli agi e le comodità hanno distolto  l’uomo da  ciò che potenzialmente e naturalmente potrebbe essere e lo hanno condizionato a seguire uno stile di vita autolesionista.

Egli vive in un ambiente che lo porta a diventare progressivamente ipocinetico e ad ammalarsi più frequentemente.EF sostenibile_5_10_2017

Si è visto ad esempio quanto sia compromesso il sistema propriocettivo (e ancora di più nelle nuove generazioni!) che garantisce l’equilibrio rispetto la forza di gravità.  Come se la propriocezione, ovvero il senso del movimento e della posizione legato alle caratteristiche e qualità strutturali di articolazioni, muscoli e legamenti, non garantisse più il mantenimento della stabilità. L’esercizio fisico è inoltre sottovalutato e sotto – utilizzato  rispetto le scelte e soluzioni farmacologiche o chirurgiche. Per mancanza di EF sostenibile_4_10_2017conoscenza e consapevolezza sulla sua reale efficacia, anche la medicina trascura il dato di fatto che fare movimento con regolarità rappresenta una attitudine in grado di modificare e migliorare le condizioni di salute della persona.

In futuro tutti i paesi avranno il dovere di promuovere politiche in aiuto alle popolazioni per fare scelte sostenibili e sane in termini di promozione dell’attività fisica e di una corretta alimentazione. Solo in questo modo sarà possibile tenere sotto controllo disequilibri e patologie per far crescere le aspettative di vita e di guarigione riducendo i costi sanitari.

L’uomo sta vivendo in maniera non sostenibile non solo in ambito  economico, ambientale e sociale, ma anche fisico.

La sostenibilità del movimento è la prerogativa per garantire la salute dell’individuo ed è un concetto che riguarda il suo futuro.EF sostenibile_6_10_2017

L’esercizio fisico sostenibile è definito letteralmente come un gesto motorio che può essere sostenuto, mantenuto, continuato, dal corpo umano nel tempo e che pertanto è considerato sopportabile, tollerabile, fisiologico.

L’esercizio fisico sostenibile raggruppa una serie di singoli movimenti a corpo libero e attività che rendono attivo il corpo, che gli consentono di agire e sperimentare il mondo, di riacquistare valore e di migliorare la qualità dell’esistere.EF sostenibile_7_10_2017

Ad esempio le due modalità di locomozione bipede fisiologiche dell’individuo quali il cammino e la corsa; a ciò si aggiunge l’abilità di arrampicarsi. Quest’ultima è l’espressione di chi avendo una struttura fisica simile a quella dei primati, dopo milioni di anni di esistenza arboricola dei nostri predecessori, è in grado di spostarsi anche con gli arti superiori.

Inoltre l’attivazione di gruppi muscolari dell’arto superiore come pettorali, dorsali, bicipiti, flessori, attraverso precise sequenze.

E ancora quelli degli arti inferiori come il camminare di tanto in tanto scalzi o su superfici non solo piatte. L’insieme di questi esercizi rappresentano quella attività fisica sostenibile da fare tutti giorni.

Anche se l’uomo oggi è in grado di andare oltre il “naturale”  grazie a strumenti e sostanze che espandono e potenziano le sue capacità e abilità fornendo nuove risorse, decidere di fare attività fisica dipende molto dalle esperienze motorie fatte o no in precedenza e dalle risposte emotivo – affettive  piacevoli o sgradevoli avute in passato.

Ecco che l’esercizio fisico sostenibile deve essere tale sia da un punto di vista fisico che psichico. È sostenibile quando nasce dal piacere e non viene vissuto come un dovere o un’imposizione. È sostenibile quando diventa parte integrante dello stile di vita di tutti, compresi soggetti affetti dalle più EF sostenibile_8_10_2017diverse patologie. A essi, in particolar modo, si consiglia un programma di esercizio fisico sostenibile, applicabile, conveniente al fine da risultare clinicamente utile.

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ANTIAGING: COME RINGIOVANIRE

Il nostro destino biologico e il nostro modo di invecchiare dipendono solo per un 30% da fattori genetici. Tutto il resto dipende invece da quanto ci muoviamo, come ci alimentiamo, in quale ambiente viviamo, come ci comportiamo, a quali stress ci sottoponiamo, che stile di vita inseguiamo.antiage_12_22_2016

Vivere a lungo 120-130 anni e forse anche 150 non entusiasma molti di noi che vediamo soltanto gli aspetti negativi dell’invecchiamento, mentre l’idea di vivere un’eterna giovinezza piace a tutti.

Biologicamente iniziamo a invecchiare intorno ai 25 anni.

Raggiunta da tempo la capacità riproduttiva e la maturità fisica, le nostre cellule non crescono e non si sviluppano, ma si ricambiano e si modificano assecondando quel lento processo di deterioramento che molto dipende dal prendersi cura o meno di sé.

Aggiungere anni alla vita ci predispone a viverla in un altro modo e spesso con rassegnazione. Per quanto la medicina convenzionale abbia contribuito all’allungamento della vita media, sulla qualità non ha fatto molto se non rivolgere l’interesse alla farmacologia per togliere i sintomi. Ma dare anni alla vita non è la stessa cosa che dare vita agli anni.

E’ una questione oggettiva notare che, all’interno di un gruppo sociale, ci sia sempre qualcuno che resta giovane e qualcuno che sembra invecchiato con largo anticipo. Il declino psicofisico visibile non ha sempre a che vedere con l’invecchiamento biologico. Il decadimento psicofisico, è un fatto personale, una responsabilità individuale, mentre l’invecchiamento, l’aging è un processo biologico inevitabile, ma modificabile.

Silhouette of male person against a colorful horizon.

Come ho narrato nel mio libro “ DA DOMANI MI MUOVO” il corpo non si allinea sempre cronologicamente con la vita e spesso gioca d’anticipo.

Negli anni 1980-90 nasce la Medicina Antiaging, termine coniato dal medico americano Ronald Klatz, allo scopo di studiare quel complesso processo di modificazioni degenerative delle capacità vitali dell’organismo. Tale studio ha permesso di elaborare una forma di medicina preventiva volta a promuovere l’efficienza e la salute degli individui, a ritardare i processi di invecchiamento in un quadro di allungamento temporale dell’esistenza.

A questa recente branca della medicina basata sulla prevenzione si contrappone la Geriatria (dal greco geros = vecchio, iatros = medico) che da sempre studia e cura l’anziano e le problematiche fisiche e fisiologiche legate all’età avanzata. La grande differenza, però, tra i due campi medici, Antiaging e Geriatria, non sta soltanto nel fattore prevenzione della prima e cura e trattamento della seconda, ma nell’interesse da parte di un numero elevatissimo di individui che non sono soltanto gli anziani.

Perché la Medicina Antiaging si rivolge a tutti coloro che, terminato il processo di crescita e maturazione fisica, quindi tutti soggetti giovani dopo i vent’anni, vogliono preservarsi dai danni che naturalmente subiscono a livello fisico, metabolico e psichico nel corso della propria vita e che portano a un decadimento più o meno precoce a cui si lega poi, inevitabilmente, l’invecchiamento fisiologico.

Poiché la SALUTE è legata a molte aree dell’individuo, anche la Medicina Antiaging interviene in molti ambiti che sono principalmente:

  • il MOVIMENTO e l’ATTIVITA’ FISICA,
  • l’ALIMENTAZIONE e l’INTEGRAZIONE,
  • l’EQUILIBRIO METABOLICO,
  • il BILANCIAMENTO ORMONALE,
  • le CURE FARMACOLOGICHE e NATURALI,
  • l’ ATTEGGIAMENTO MENTALE,
  • la GESTIONE dello STRESS,
  • l’EQUILIBRIO PSICO-FISICO.

La grande popolarità della Medicina Antiaging è dovuta al suo più intrinseco significato di “educazione”. Aver analizzato e compreso l’origine evoluzionistica dell’invecchiamento ovvero quel processo attraverso il quale la salute dell’individuo diventa via via precaria fino ad una compromissione, consente alla Medicina Antiaging, detta anche Medicina Evoluzionista, di fornire quelle strategie per il trattamento e la prevenzione delle patolantiage_2_22_2016ogie degenerative.

La Medicina Antiaging educa alla prevenzione affinché il naturale processo di invecchiamento che è un processo continuo e dinamico, non venga accelerato dai fattori biologici, ambientali, sociali, culturali e legati allo stile di vita. Perché la velocità dell’invecchiamento è legata ai seguenti fattori e varia da soggetto a soggetto: fattore genetico (il patrimonio che determina la programmazione di vita nelle nostre cellule), fattore esterno (alimentazione, lavoro, ambiente, clima, inquinamento, ecc.), fattore psicologico (stress, depressione, solitudine, preoccupazioni, ecc.).

La Medicina Antiaging aiuta l’individuo nella gestione della propria salute intervenendo con :

  • programmazione dell’attività fisica per un miglioramento dell’efficienza motoria e fisica grazie a un percorso personalizzato (allenamento della forza muscolare, della flessibilità, della resistenza)
  • correzione nutrizionale con integrazione per una alimentazione bilanciata
  • detossificazione dell’organismo e ossigenazioneantiage_3_22_2016
  • ottimizzazione del peso corporeo e della sua composizione
  • riequilibrio del metabolismo
  • bilanciamento ormonale
  • ripristino dell’efficienza del sistema immunitario dopo attenta analisi
  • cambiamento graduale dello stile di vita
  • prevenzione delle patologie cronico-degenerative
  • contributo estetico armonioso per un miglioramento dell’aspetto esteriore.

L’obiettivo futuro della Medicina Antiaging è sempre più rivolto alla ricerca di soluzioni e metodi che possano conciliare la durata della vita con la sua qualità. In altre parole, una longevità senza quelle patologie associate all’invecchiamento.

Sentirsi giovani ed essere giovani è spesso una questione mentale oltre che di stile di vita.
Ogni età della nostra vita h
a una sua caratteristica sistemazione anatomico-funzionale delle strutture del cervello, dell’elaborazione delle informazioni e della rappresentazione della realantiage_4_22_2016tà.

Ciò significa che, modificandosi la configurazione delle strutture cerebrali nell’arco della vita grazie alle esperienze vissute, si modifica pure il comportamento dell’uomo. L’esperienza modella il cervello e l’intero sistema nervoso conferendo la caratteristica di plasticità: sottoposto a continue variazioni e rimodellamenti, il cervello evolve. Se il cervello rimane stimolato costantemente è in grado di creare nuove connessioni e di mantenere efficienti le reti di neuroni.

Nell’ambito delle diverse età di un individuo e delle diverse caratteristiche, si riferiscono:

  • un’età cronologica o anagrafica, contraddistinta dalla data di nascita,
  • un’età biologica determinata dal funzionamento di organi e apparati interni e dal metabolismo,
  • un’età morfologica, dall’aspetto strutturale ed esteriore,
  • un’età psicologica, l’età sentita addosso.

L’età cronologica o anagrafica non corrisponde sempre all’età biologica di un individuo. L’età biologica è personale e segnala se il processo di invecchiamento è in linea con l’età anagrafica.

(Sembra, da molti studi scientifici, che l’età biologica è legata alla quantità di sostanze ossidative che aggrediscono l’organismo conosciuta come stress ossidativo).

antiage_6_22_2016Da qui segni visibili come l’invecchiamento cutaneo, l’aumento del grasso corporeo, la perdita anche del 35 % della massa muscolare, la diminuzione del calcio nelle ossa, dell’acqua nei tessuti, la rigidità di legamenti, tendini, vasi sanguigni, la riduzione della produzione ormonale e delle attività digestive, cardiorespiratorie, di eliminazione.

Il processo di invecchiamento comporta una de-sincronizzazione fisica e fisiologica, una diminuzione della ciclicità ormonale: come dire che l’organismo perde il controllo delle proprie funzioni e su organi e apparati.

E’ importante stabilire la propria età biologica attraverso un check-up per elaborare un protocollo di intervento antiaging personalizzato. Attraverso una serie di test è possibile conoscere il funzionamento del nostro metabolismo, i livelli di radicali liberi presenti nell’organismo, la quantità di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio, la capacità cardio respiratoria, la forza o debolezza muscolare, lo stato della pelle, la quantità d’acqua corporea (bioimpedienziometria), la presenza di grasso nei tessuti, il rapporto tra massa magra e massa grassa, ecc.

Dopo i test la Medicina Antiage consiglia, per rallentare l’invecchiamento una restrizione calorica, una dieta povera di carboidrati raffinati, ricca di alimenti antiossidanti che favorisca l’eliminazione dei radicali liberi e che limiti l’innalzamento della glicemia. Ma, prima ancora di una corretta alimentazione, la Medicina Antiage pone l’attività fisica idonea a ciascuno.

Come i nostri antenati si muovevano per procurarsi il cibo e va sottolineato che prima si muovevano, poi mangiavano! così noi dobbiamo anteporre al nutrirsi in maniera regolare e adeguata, l’esercizio fisico costante come buona abitudine.antiage_11_22_2016

La gestione del nostro organismo deve portare ad uno stile di vita migliore grazie alla guida di operatori della salute. Con un approccio integrato, tutti gli ambiti medici e non, che promuovono salute e benessere, devono educare l’individuo a saper invecchiare con arte.

 

 

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ATTIVITA’ FISICA O ESERCIZIO FISICO?

La vita intesa nel suo complesso, dalle singole molecole agli apparati e ai sistemi biologici più sofisticati, è movimento. Ma l’uomo non si è ancora reso pienamente conto di essere stato concepito e programmato per muoversi ed agire con il proprio corpo. Circa il 70 % della popolazione dei paesi occidentalizzati non ha un livello di attività sufficiente a mantenere uno stato di salute ed un peso corporeo ottimali.

L’ignoranza sugli effetti di una vita sedentaria, come dichiara l’OMS, le ragioni principali per cui non si fa movimento che per l’ ISTAT sono la mancanza di tempo, di interesse, l’età e i motivi di salute, non inducono nella popolazione una modificazione delle abitudini motorie.

Il passaggio da un livello di inattività a quello di modesta attività fisica, già determina, significativi miglioramenti dello stato di salute. E allora, come scegliere nel vasto ambito del attivita-fisica-sport-clicktocare_13_2016movimento? Meglio seguire un programma di attività fisica strutturata con degli obiettivi specifici o è sufficiente muoversi in modo “aspecifico”? Meglio parlare di attività fisica o di esercizio fisico?

 

Attività fisica ed esercizio fisico sono termini abitualmente usati per riferirsi in generale ad una vita attiva, ma da un punto di vista scientifico, hanno un significato diverso.

La definizione di attività fisica riguarda quel complesso di movimenti e gesti che l’uomo compie quotidianamente e che comprende sia i movimenti spontanei o volontari del corpo negli spostamenti, sia gli atti motori elementari e fini. Ogni tipo cylo-one-rivoluziona-il-concetto-di-bicicletta-urbana-cylo_action_13_2016 di movimento che determini un dispendio energetico rispetto alla condizione di riposo è considerato attività fisica. Camminare, salire le scale, passeggiare con il cane, spostarsi in bicicletta, compreso svolgere le attività quotidiane di routine come le faccende domestiche, la spesa, il lavoro, rappresentano l’attività fisica.

L’esercizio fisico si identifica invece come una sottocategoria dell’attività fisica che comprende tutte quelle attività motorie in cui i movimenti del corpo sono ripetuti, programmati, strutturati e finalizzati in maniera specifica al miglioramento della forma fisica.

Nell’esercizio fisico ci sono dunque finalità precise che vanno dalla salute, il benessere, l’estetica e la performance alla riabilitazione e al recupero motorio e si seguono, durante l’esecuzione precisi criteri in termini di durata, frequenza e intensità.

L’esercizio fisico è una forma particolare di attività fisica che ha la caratteristica di essere programmata, pianificata, quantificata, intenzionale ed eseguita allo scopo di migliorare o mantenere uno o più componenti dello stato di forma.

Così passeggiare, spostarsi, muoversi quotidianamente sotto il proprio controllo consapevole rappresenta l’attività fisica, mentre allenarsi per uno sport, sollevare i pesi, fare un certo numero di vasche in piscina, praticare il cardio – finess in

Stretching legs and arms

palestra, camminare a ritmo sostenuto, seguire un corso di ginnastica, praticare attività d natura attiva come il giardinaggio e gli sport competitivi, sono tutte forme di esercizio fisico.

Come scegliere e perché scegliere tra attività fisica ed esercizio fisico? Ecco di seguito una valida risposta.

Alle persone inattive da molti anni, ai soggetti sedentari, l’attività fisica è indicata e ha un suo valore nel migliorare lo stato di salute perché nel passaggio dall’immobilità a modesti livelli di attività, porta immediatamente a dei benefici. Volendo continuare a ottenere riscontri costanti sia del livello generale dello stato di salute che di alcuni parametri specifici, risulta indispensabile agire sulle variabili durata, intensità, frequenza e tipologia di esercizio: è necessario pertanto passare dall’attività fisica all’esercizio fisico.

E’ stato evidenziato che il dosaggio di esercizio ha una risposta anche nei soggetti normali e non solo negli atleti: una maggiore “dose” di movimento comporta maggiori risultati.

Per ottenere ulteriori e significativi miglioramenti dello stato di salute generale ma anche di alcuni parametri specifici di ordine prestativo come la forza, la flessibilità, la resistenza cardio vascolare non basta aumentare il volume di attività fisica, cioè più movimento, è necessario passare dall’attività fisica all’esercizio fisico.


foto_albo_13_2016L’ideale quindi è di essere regolarmente attivi spostandosi il più possibile a piedi o in bicicletta, ad esempio, e di inserire su questa base di costante movimento, 2 o 3 sedute di esercizio fisico
strutturato e dosato da un Personal Trainer qualificato ed esperto.

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