L’ATTIVITÀ FISICA SALVA L’AMBIENTE

L’inquinamento e le tematiche ambientali, dal riscaldamento climatico al problema “plastica nei mari”, dalla raccolta dei rifiuti all’energia pulita sono al centro dell’interesse pubblico. Mai come in quest’ ultimo periodo la condizione dell’ambiente o meglio, del pianeta intero, rappresenta una delle principali preoccupazioni per l’impatto sulla qualità della vita.AF salvaAmbiente_3_7_2019

Ma questa preoccupazione può in realtà spingere a modificare i comportamenti di vita quotidiani di ciascuno di noi. L’avvio ad un “percorso virtuoso” di protezione dell’ambiente va sostenuto e rinforzato attraverso una serie di azioni e gesti quotidiani come fare più attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, acquistare prodotti con minore imballo plastico o fatti con materiali riciclati, ridurre il consumo dell’acqua, comprare un mezzo di trasporto meno inquinante, ecc. Ma non basta. La salute dell’ambiente e quella dell’uomo dipendono molto dallo stile di vita che scegliamo. Iniziare a predisporsi ad una coscienza più ecologica e nel contempo ad una consapevolezza più dinamica verso l’attività fisica significa muoversi di più. Così, usare meno l’automobile, andare più frequentemente a piedi, in bicicletta, prendere i mezzi di trasporto pubblici è una soluzione e un’ alternativa a impatto zero.

Hoverboard_9_2_2017 L’attività fisica più ecologica in assoluto è camminare ed è quella più adatta alla nostra struttura fisica. La conformazione fisica dell’uomo, infatti, è strutturata in modo da poter sostenere lunghi tratti di percorso quotidiani a piedi così come il nostro antenato ha fatto nel passato molte ore al giorno per procacciarsi il cibo, spostarsi, per cercare riparo e dimora. In una parola, camminare per vivere. Anche correre ha un impatto ambientale nullo, ma se pensiamo a lunghi tragitti, in generale, non possiamo fare la medesima considerazione. Spostarsi di corsa sollecita e mette sotto sforzo le articolazioni degli arti inferiori e della schiena rischiando, a lungo andare, di logore e di creare disequilibri fisici. Ripensando al nostro antenato, la corsa non era infatti sostenibile per la vita di tutti i giorni se non per l’inseguimento di una preda o per la fuga da qualche attacco.

AF salvaAmbiente_1_7_2019Così l’attività fisica più adatta, più antica e più ecologica resta camminare il più possibile, seguita dal salire e scendere le scale. Evitare di utilizzare scale mobili e ascensori significa risparmiare gli alti costi di energia elettrica e diminuire l’emissione di anidride carbonica nell’ atmosfera per il funzionamento degli impianti. Non solo, salire scendere le scale stimola la muscolatura degli arti inferiori e dell’anca, in particolare i glutei e i quadricipiti come fare molto step in palestra!

Spostarsi in bicicletta è un altro modo sostenibile di aiutare la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo. La bici non inquina, non fa rumore, è facile da parcheggiare e ci mantiene in forma. L’aspetto “verde” delle due ruote, la convenienza economica, il vantaggio di far migliorare la resistenza fisica, portano la bicicletta a rappresentare quel mezzo che permette di costruirsi una buona base fisica. Un percorso di 10 km pedalando, ad esempio, aiuta ad utilizzare come energia il grasso corporeo, ad abbassare la pressione arteriosa, a rilasciare ormoni che sostengono la vitalità e tanto altro ancora…cylo-one-rivoluziona-il-concetto-di-bicicletta-urbana-cylo_action_13_2016

Lottare contro l’inquinamento ambientale significa muoversi di più. Lasciare ferma la propria automobile più di frequente porta a una riduzione della combustione di carburante e dell’emissione di gas di scarico nell’aria.

È un fatto di cultura. L’Italia è il paese europeo ancora molto legato all’uso dell’automobile e orientato alla sedentarietà: per i car addicted la pratica dell’ attività fisica è molto ridotta. Ma se è difficile evitare un mezzo di trasporto, la scelta ecologica può ripiegare sui mezzi pubblici urbani o sul trasporto smart costituito dai moderni mezzi personali alimentati a corrente come il monopattino elettrico, il monowheel, il segway, l’hoverboard e l’ecobike, nuovi dispositivi per la micro mobilità elettrica. Così facendo, salute e ambiente sono tutelati nello stesso momento.

AF salvaAmbiente_2_7_2019Ma in realtà possiamo fare di più. La buona pratica dell’attività fisica con maggiore frequenza aiuta a curare e prevenire molte malattie dai costi sanitari molto elevati. Muoversi, dunque, contribuisce ad ammalarsi di meno e ad abbattere le spese per la gestione della salute a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Perché stare bene significa anche evitare di produrre quelle montagne di rifiuti sanitari e di farmaci utilizzati ogni giorno per curare molte condizioni fisiche ancora risolvibili facendo più attività fisica! Abbiamo mai pensato che muoversi di più ci aiuta ad essere più sani e a ridurre la quantità di plastica sanitaria usata fatta di siringhe, cateteri, blister, imballi e contenitori di plastica usa-e-getta non sempre regolarmente smaltiti e avviati al riciclo e al recupero?

Plogging_1_10_2018C’è ancora un modo per far sì che l’attività fisica salvi l’ambiente ed è quello di praticarla nei contesti naturali di parchi, giardini, spiagge, sentieri di montagna, lungo fiumi, ponendo attenzione ai rifiuti sparsi qua e là e raccogliendoli (Plogging). Così, tra un piegamento e l’altro per tirare su la spazzatura da terra, svolgiamo un’attività fisica ecosostenibile che fa bene alla propria salute e all’ecosistema. In fondo, il fenomeno del littering deve farci riflettere che l’inquinamento dei mari inizia già sulla terraferma e che una grossa quantità di rifiuti e di plastica viene trasportata dai corsi d’acqua verso il mare.

Un comportamento rispettoso nei confronti del proprio corpo, il microcosmo dei filosofi greci, e la Terra, il macrocosmo, prevede di pulire il mondo muovendoci di più. Se manca un chiaro indirizzo politico del nostro paese a risolvere i problemi ambientali, ciascuno può dare esempio, restando in forma, di dedicare anche un’attenzione particolare all’ambiente. Perché muoversi ripulendo i luoghi che ci stanno a cuore e che vorremmo trovare intatti, puliti e belli a tutela del bene comune, è segno di uno stile di vita più green. E se per molti sedentari muoversi non è ancora un piacere, ma un dovere, facciamo in modo che resti un dovere per l’ambiente e in un secondo momento lo diventerà anche per la propria salute.

Essere dinamici e in salute sviluppa una coscienza ambientale…

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MARATONA, NO SPORT

Partecipare a una maratona senza correre, soltanto per divertirsi e non per guardare il cronometro può sembrare un atto sovversivo contro lo sport. In fondo la maratona è una specialità maschile e femminile dell’atletica leggera ed è soprattutto una competizione di corsa sulla distanza di 42,195 km. E i maratoneti appassionati, in vista di una continua ricerca di prestazioni migliori, chiedono sempre di più a loro stessi, spesso superando le proprie soglie fisiologiche e portando lo sforzo muscolare e nervoso a livelli molto alti. Questi continui impegni psicofisici sono dannosi, la struttura corporea ne risente e così lo sport a volte può far male.

Runners on the course of the 2012 Honda LA Marathon on March 18, 2012 in Los Angeles. Michael Yanow/CorsairDiversamente dalla corsa continua, riservata agli atleti, alla maratona si può accedere camminando o camminando e correndo secondo una propria tabella di marcia. Ispirandosi al Run Walk Run (metodo RWR di Jeff Galloway in America, anni ’80), si possono alternare tratti camminando, ad esempio per 15-30 minuti, a brevi intervalli di corsa, ad esempio per 5-15 minuti (quello che ho sperimentato da tempo) e ciò consente di coprire lunghe distanze senza affaticare l’organismo, senza sollecitare troppo le strutture tendinee, muscolari, articolari e i legamenti.

Perché partecipare una maratona ha molti significati. Indipendentemente dalla propria condizione fisica ed atletica, dall’età e dagli obiettivi, ognuno può interpretare la maratona non solo per cercare il suo Personal Best (miglior tempo di percorrenza), ma soprattutto per non perdere un’occasione che si rivela unica.Maratona_4_3_2019

Il tracciato di una maratona è anche un percorso turistico: conciliando le esigenze di scorrevolezza dei top runner e degli amatori evoluti con la piacevolezza di tutti gli altri partecipanti di ammirare e godere intere città o tragitti chiusi al traffico, la maratona è un viaggio che non si è mai sperimentato.

Esserci a una maratona molto partecipata come Parigi, Londra, Berlino, Vienna, Praga in Europa, Roma, Firenze, Milano, Venezia, Trieste in Italia, New York, Boston, Chicago, Tokio oltre oceano, significa vivere un’esperienza esaltante. Il pubblico applaude, la partecipazione della gente che anima le strade della maratona contribuisce a far sentire partecipanti degli eroi che compiono un’impresa, anche gli ultimi, quelli che camminano, quelli sfiniti dalla corsa e che restano in coda. Il grado di coinvolgimento delle città, in molti casi, è ai massimi livelli.

t06.21.2014 -- Steve Kuchera -- kucheraGMA0622c34 -- Mark Hutchins of Duluth gives out high fives and words of encouragement to Grandma’s Marathon runners at the top of Lemon Drop Hill. Steve Kuchera / skuchera@duluthnews.com

Le città si trasformano in palestre all’aria aperta e un turismo sportivo (ma non competitivo!) concede di scoprire il meglio di molti angoli cittadini, di attraversare quartieri noti e meno noti, di passare vicino ai più famosi monumenti e opere d’arte tra storia e colori, odori e suoni distintivi di intere città in festa.

La maratona rende il percorso scenograficamente unico, ma richiede pur sempre un impegno fisico da non sottovalutare. E non bastano l’efficienza di cuore e polmoni o la resistenza dei propri muscoli: ci vuole anche una forza di volontà nella sfida a portare a termine il tracciato dalla partenza all’arrivo. Camminare a passo sostenuto (la cosiddetta camminata sportiva, la cui evoluzione oggi e denominata fitwalking) alternando brevi momenti di corsa, è a tutti gli effetti un’attività fisica aerobica, di resistenza. Anche se camminare è l’esercizio, il gesto naturale per eccellenza che si pratica in modo automatico e inconsapevole, quando si intensifica come durante la maratona, diventa un atto volontario e consapevole. Il ritmo sostenuto porta a una velocità che oscilla tra i 5 e i 7/8 km/ora; questa andatura innalza la frequenza cardiaca, chiamata soglia lipidica, e consente di bruciare calorie, consumare grassi, migliorare i sistemi cardio-circolatorio e cardio-respiratorio, evitare traumatismi e inconvenienti a livello muscolare e articolare.Maratona_7_3_2019

Prepararsi alla maratona senza ambizioni cronometriche e di performance prevede comunque un allenamento continuo, progressivo, moderato, non sulla velocità, ma sulla resistenza, appunto.

Iniziare una maratona camminando in maniera fluida e spedita secondo una corretta esecuzione, significa riscaldare il corpo ed evitare quegli strappi e quelle forti sollecitazioni inevitabili a volte nella corsa esasperata; alternare poi la camminata sostenuta a brevi intervalli di corsa leggera significa sfruttare una propria energia che proviene principalmente dalla respirazione e che favorisce la combustione di glucidi e lipidi in presenza di ossigeno; vuol dire inoltre consentire al corpo un continuo recupero ed uno sforzo entro limiti accettabili.

C’è bisogno di adattare l’organismo e la mente alla maratona perché ci vuole tempo per adeguarsi a stare a lungo in piedi e a contare per ore soltanto sulle proprie gambe. C’è da sapere che durante i tratti di camminata, si interrompe quello stress costante legato alla corsa e le endorfine liberate agiscono meglio come antidolorifico e come fattore che rende positivo l’assetto mentale.

Maratona_3_3_2019Ma iscriversi a un evento collettivo come la maratona significa anche incontrare gli altri, una moltitudine di gente eterogenea e dare spazio alla socializzazione. In gruppi più o meno numerosi ciascun partecipante evidenzia la sua appartenenza, diffonde un messaggio, un ideale di salute, o uno stile di vita, si rende permeabile agli scambi con l’esterno, incontra gli altri per rendere insieme più facile e piacevole l’intero percorso.

La maratona è uno degli eventi più frequentati nel mondo forse perché piace molto anche in versione no sport. La maratona camminata e corsa per brevi tratti insegna a gestire le energie, a prendere confidenza con lo stato fisico e mentale che raramente si sperimenta in altre situazioni, insegna a essere flessibili per imparare a godere il contesto che sta intorno piuttosto che dominarlo per raggiungere il proprio, miglior risultato. Così senza le controindicazioni dello sport, con un approccio fisiologicamente e psicologicamente equilibrato una maratona può dare di più.IMG_7608

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IL TREKKING, UN’ESPERIENZA DI MOVIMENTO – Parte 2

Molti studi concordano sull’aspetto salutare del trekking in natura.IMG_7684

Chi vive in città conosce il benessere indotto dal respirare meno smog e più aria pura, ma tutti in realtà ne beneficiano perché l’altitudine della montagna fa aumentare il numero dei globuli rossi che portano più ossigeno nel sangue e in tutto il corpo. L’aumento della resistenza fisica, del tono e del trofismo muscolari, il calo del livello di cortisolo nel sangue che, se elevato, causa aumento dello stress psico-fisico, l’abbassamento della glicemia, dei grassi e della pressione arteriosa sono solo alcune delle modificazioni apportate dalla pratica del trekking.

Stimolata la produzione di endorfine, il trekking aumenta la percezione di benessere, felicità e ottimismo. Sensazioni di rivitalizzazione e pieno di energia compaiono immergendosi in un ambiente naturale come la montagna. I giapponesi lo definiscono con il termine Shinrin-yoku, quasi una pratica terapeutica che assomiglia ad un bagno nella natura. Perché l’ambiente in cui ci si immerge o si vive abitualmente influenza la condizione psicofisica, in una parola, la salute.

Il trekking in Natura induce un ritmo lento, più naturale che si contrappone al ritmo frenetico della quotidianità e diventa “terapeutico”.

L’attività fisica connaturata al trekking aiuta a far conoscere a ciascuno il ritmo. Velocità, lentezza, regolarità di ritmo, adattamento a quello personale o all’altrui, si trasformano in esperienze verso l’equilibrio.IMG_2730

Anche il tempo diventa un elemento esperienziale. Dopo lo spazio inteso come misura dello spostamento che solitamente appare vasto, il tempo risulta dilatato e scandito soltanto dal silenzio, dalle soste per il pasto, dal sonno, le necessità corporali, la vestizione.  È un tempo vissuto in modo diverso dal quotidiano e carico di significati dove si impara a lasciare fuori il mondo per immergersi in un altro. Il trekking insegna inoltre ad essere flessibili  e a sapersi adattare. Cambiano i punti di riferimento, le proprie abitudini, i luoghi e le condizioni così come cambiano il cibo, il letto, l’igiene personale e i ritmi giornalieri.

Il corpo sperimenta stimoli, abilità e coordinamenti motori che nell’ambiente urbano in cui vive non sono presenti nè necessari. I disagi da fronteggiare nel trekking sono un’opportunità per il corpo di uscire dalla protezione e adottare strategie fisiche e mentali per superarli.

Il trekking insegna a dosare la propria energia concentrandola nell’atto motorio necessario per avanzare. La consapevolezza dei propri movimenti e la realizzazione di essi per spostarsi, spesso con lo zaino sulle spalle ( lo zaino che si porta non va sovraccaricato: i parametri di riferimento  consigliano un peso pari alle 15 – 25% del peso della persona che lo porta e in relazione pure all’allenamento individuale), richiede energia. Alla fine del percorso quell’energia impiegata genera fisiologicamente una sana stanchezza, benefica per il corpo.

IMG_0461Procedere in salita nel trekking significa bruciare grassi e calorie molto più che in pianura. L’energia per fare trekking deriva dall’ossidazione dei substrati energetici come il glicogeno muscolare e gli acidi grassi liberi.

I chilometri percorsi non sono un parametro rilevante e determinante; lo sono invece la pendenza del terreno e le sue caratteristiche, i metri di dislivello e il grado di difficoltà.

Il trekking non risparmia alcune articolazioni come le ginocchia per cui, oltre alla preparazione fisica per preservarle, è importante ricordare che la discesa ha più rilevanza e chiede maggior impegno rispetto la salita.

Il trekking è altamente formativo ed una valida opportunità di crescita per ciascuno. Il percorso intrapreso ha sempre un duplice aspetto e un duplice significato: è interiore perché avviene dentro la persona, rimuove le paure, cambia i limiti autoimposti, sviluppa la perseveranza, rafforza la determinazione, in una parola, favorisce la crescita personale e riporta alla coscienza di essere, di esistere;  il percorso è esteriore perché prevede uno spostamento fisico in luoghi di affascinante bellezza fino al punto di arrivo.IMG_7718

Con il trekking l’uomo è in grado di cogliere più approfonditamente la sua identità, chi è e al contempo in quali luoghi si trova, dove sta andando.

Il trekking aiuta a cambiare il punto di vista perché permette di andare oltre  quegli schemi mentali che limitano le potenzialità individuali, consente una percezione diversa di sé cioè di poter fare tutto senza disagi e timori. L’effetto è considerevole sull’autostima.

La pratica del trekking alla lunga interviene su molte problematiche cognitivo comportamentali per gestire meglio stati come l’ansia e lo stress.

Il beneficio è legato pure all’ambito sociale e alle dinamiche relazionali.  Le persone coinvolte nel trekking soprattutto in montagna condividono le medesime condizioni di fatica, di sforzo, di freddo e gestiscono insieme disagi e paure. Accomunate dalla stessa esperienza e pertanto poste allo stesso livello, senza alcuna diversità, le persone si sostengono.

L’evoluzione dell’uomo rivela principalmente la caratteristica di continuo movimento, di migrazioni, di nomadismo grazie all’abilità di camminare. Ciò significa che egli non ha come sua caratteristica connaturata quella di IMG_2933insediarsi durevolmente, bensì di spostarsi, di muoversi, di andare. Con il trekking l’esperienza di movimento in relazione alle asperità del terreno, al peso che si porta addosso diventa un percorso alla riscoperta di quegli schemi di movimento che appartengono all’essere uomo e che i suoi antenati hanno sempre utilizzato.

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LA MEDITAZIONE NEL MOVIMENTO

La pratica della meditazione attraverso le sue varie tecniche nasce come bisogno dell’uomo di rimanere in un profondo contatto con la Natura, di vivere il silenzio fino a giungere a quello interiore, di relazionarsi con l’ambiente e le dimensioni superiori.

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Fermarsi per meditare non è però sempre compreso o ben accolto, oggi che il ritmo di vita è per tutti accelerato e frenetico.

È difficile trovare il tempo, lo spazio e l’abilità di rimanere fermi, quasi immobili, in silenzio per sgombrare la mente dai pensieri e dai meccanismi razionali.

L’uomo è tanto coinvolto in un continuo “fare”  da perdere di vista il proprio “essere” e soprattutto è incapace di ritrovarlo reprimendo l’impulso al movimento.

Parlare allora di meditazione durante il movimento significa entrare in uno stato meditativo semplicemente muovendosi.

Meditazione_3_16_2017Incontrare i bisogni dell’uomo moderno è alla base del saper conciliare gli aspetti fisiologici a quelli mentali – spirituali.  Così, praticare la meditazione in qualunque luogo o spazio ci si trovi facendo dell’attività fisica, camminando, correndo, ponendo attenzione al respiro, liberando ogni parte del proprio corpo per risvegliare l’energia vitale, vuol dire trovare uno stato di quiete mentale, di consapevolezza fisica e di raccoglimento intorno al proprio sè.

Dal latino meditatio ovvero “riflessione”, la meditazione è un metodo per entrare in contatto con se stessi in uno stato di pace interiore.

Resa libera la mente e deteso il corpo grazie al movimento, l’individuo è in grado di aprirsi a nuove consapevolezze e a nuovi equilibri.Meditazione_11_16_2017

Tenuto in movimento, il corpo diventa il mezzo per aumentare l’intensità della concentrazione liberando la mente dalle interferenze che impediscono la nascita di idee, le riflessioni deduttive, il collegamento ad altre dimensioni o semplicemente il rilassamento mentale.

Nello stato di dinamismo creato dal movimento di qualsiasi tipo, l’attenzione si sposta dagli innumerevoli pensieri che saturano la mente quotidianamente ad un unico elemento che può essere rappresentato dal ritmo del movimento stesso, da una parola o un suono, una sensazione fisica, un’emozione del momento. Ignorando tutte le espressioni mentali che affollano costantemente la mente e portando la concentrazione su un unico elemento o azione, si è in grado di interrompere il flusso di coscienza.

Carega Excursion Mountain Walk Clouds

Così, camminando (come piace a me) in montagna, ad esempio, in un ambiente a contatto con la Natura dove l’aria è ricca di ossigeno, il ritmo cadenzato del passo induce uno stato di rilassamento fisico e mentale.  Già di per sé la montagna conferisce una condizione di tranquillità, ma il movimento ritmico, semplice e naturale che si fa con il cammino, contribuisce a scaricare ansia, tensioni emotive e nervose della vita quotidiana.

In ascolto del proprio corpo e del ritmo del respiro, senza affaticarsi troppo, l’uomo può davvero entrare in uno stato meditativo in cui gestire al meglio lo stress, aumentare la stabilità emotiva, massimizzare l’integrazione psicofisica.

Il cammino lento in montagna, senza forzare la respirazione, contribuisce a svuotare la mente durante lo spostamento e raggiungere quello stato di consapevolezza di quanto siano superabili i propri limiti.

I benefici ottenuti non riguardano soltanto un miglioramento del benessere cardiovascolare, del tono dell’umore, dell’apprendimento motorio e sensitivo,  una riduzione del dolore e dello stress, un’estensione della gentilezza e della compassione, ma pure uno sviluppo del pensiero creativo.

Businessman painting abstract colorful design on gray background concept for business creativity, imagination and inspiration

L’effetto della meditazione su alcuni aspetti della cognizione umana come la divergenza e la convergenza del pensiero creativo è di crescita.  Così,  con la meditazione in movimento cresce il pensiero creativo divergente rappresentato dall’abilità di generare nuove idee e cresce pure il pensiero creativo convergente inteso invece come la capacità di trovare soluzioni intorno a un problema.

Meditazione_8_16_2017Con il movimento simbolicamente la mente si libera dalle forme di pensiero che la affollano e che generano stress. Muovendosi, le tensioni stressanti vengono spinte attraverso il corpo fino all’espulsione “disintossicandolo”  e sgombrando il cervello. Un beneficio psichico e fisico grazie anche alla liberazione di endorfine e serotonina.  Gli equilibri biochimici del cervello  si modificano, la mente risulta meno distratta e il pensiero creativo trova spazio.

La meditazione è di per sé un’ importante esercizio di rilassamento e,  indotta dalla ritualità del movimento come il cammino in montagna, aiuta il cervello a ritrovare la sua naturale lentezza di ritmo in una realtà in cui tutto è tanto veloce.

Perché l’uso fisiologico del cervello richiede quiete e lentezza e solo in quella condizionMeditazione_9_16_2017e sviluppa la creatività.

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TECNOLOGIA E MOVIMENTO

La tecnologia presenta ogni anno le sue novità. Tra i mezzi elettrici per il trasposto personale, c’è l’avveniristico hover-board che incuriosisce e piace a molti, ma si lascia usare da pochi.

L’hover-board ha due ruote (anche se il termine hover lascerebbe intendere che il mezzo non debba toccare terra!), un motore elettrico alimentato da una batteria e come dispositivo di trasposto personale, si guida con abili bilanciamenti del peso corporeo sui piedi.

Con una velocità di circa 10 km orari, l’ hover-board è in grado di accompagnare il transporter per 20 km.Hoverboard_1_2_2017

Lo definiscono all’apparenza un’alternativa al cammino: più rapido della normale camminata, ma più lento dell’andatura in bicicletta, ottimale per coprire distanze che a piedi risulterebbero impegnative, un mezzo ecologico, pulito che non inquina.

Da sempre la tecnologia perfeziona e potenzia le azioni che da un punto di vista biologico l’individuo è portato a fare. La domanda da porsi è: quanto ciò influisce sull’equilibrio e la salute privando l’uomo del movimento spontaneo e naturale come camminare?

L’hover-board, un gadget tecnologico che come i droni imperverserà ovunque, non avrà per tutti lo stesso valore e qualcuno lo ignorerà pure. Ma privare l’individuo di un’esperienza biologica come il cammino va contro il bisogno odierno di schiodarsi dalla sedentarietà.

Hoverboard_9_2_2017E’ vero che per mantenersi in equilibrio sull’ hover-board ci vogliono sensibilità e propriocettività, due abilità che solo grazie alla pratica dell’attività fisica si possono acquisire, oltre che un contributo dall’elettronica di questo giocattolo tecnologico.

I movimenti indispensabili per avviare questo “acceleratore di andatura”, per farlo curvare o arrestare prevedono spinte e sollevamenti dall’appoggio di uno o dei due piedi. Spostando il baricentro del corpo, si avanza, si arretra o si gira su se stessi. Il controllo dei movimenti, parte dunque dai piedi.

E’ vero anche che l’ hover-board spinge la gente a stare all’aperto e che l’ecologia ne trae beneficio perché è un mezzo di trasporto eco-friendly che rispetta l’ambiente. Non è però agevole e portarselo dietro, pesa un po’. Ma è un’anticipazione del futuro e su qualche caratteristica meno positiva si tende a chiudere un occhio.

La tecnologia progredisce per appagare bisogni sempre più ricercati e per soddisfare quel desiderio innato di non fare troppa fatica. Già i trasporti pubblici e i mezzi di locomozione, gli ascensori e le scale mobili hanno ridotto il cammino ad un hobby da tempo libero o da fine settimana. Ora i moderni dispositivi tentano addirittura di soppiantare l’attività fisica più naturale e spontanea.Hoverboard_4_2_2017

 La tecnologia moderna ha senza dubbio contribuito a uno stato di salute migliore, ma in questo benessere generale raggiunto c’è anche il paradosso.

L’impatto di un nuovo comportamento che facilita e rivoluziona la mobilità di ciascun individuo, provoca significativi cambiamenti nello stile di vita. In primis riducendo l’attività fisica. Nonostante si ponga attenzione ai rischi dell’inattività fisica, una considerevole parte della popolazione mondiale continua a non fare moto. Mentre è un’evidenza scientifica che per stare bene si debba seguire un programma di esercizio moderato.

Hoverboard_3_2_2017Solo conciliando modernità tecnologiche e fisiologiche esigenze, si potrà conservare quella naturale e spontanea abilità che è il cammino, non ridotta a pochi, saltuari passi al giorno.

Se la tecnologia renderà sempre più comodo il futuro dell’uomo, starà all’uomo vedere nella tecnologia l’obiettivo della comodità senza trascurare il suo fisiologico bisogno di movimento.

 

 

 

 

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FATTI PER MUOVERSI

Siamo esseri fatti per muoverci.

Il nostro organismo non è evoluto per rimanere inattivo, il movimento gli è connaturato.
Fin dalle epoche più lontane e in ogni luogo della Terra, l’uomo ha attribuito all’attività fisica un notevole spazio nella sua vita e in quella della collettività. Pur in forme varie e con finalità diverse, l’uomo ha dedicato buona parte del proprio tempo all’attività motoria. Dall’addestramento militare ai tornei e ai giochi, dalle danze alle competizioni sportive, dalle terme alla palestra, il movimento ha giocato un ruolo essenziale nella nostra vita fisica.fatti_per_muoversi_4_2016
La fatica muscolare, che ha caratterizzato le esistenze dei nostri antenati e da cui noi moderni siamo stati sollevati, era al centro di instabili equilibri fisiologici, di raffinati adattamenti ormonali e garantiva la salute.

Dovunque l’attività motoria della popolazione è diminuita seguendo i grandi cambiamenti del lavoro e dell’organizzazione urbanistica. Lo sviluppo dell’automazione negli ambiti lavorativi e domestici, la predominanza del trasporto motorizzato e la riduzione degli spazi liberi e della sicurezza hanno reso più difficili i comportamenti motori attivi.

Alla sedentarietà, prima ancora che all’abbondanza dell’offerta alimentare e al consumo, si deve l’insorgenza di patologie importanti e l’aumento spropositato dell’obesità.fatti_per_muoversi_3_2016

Appartengono solo ai tempi moderni la consapevolezza e la veridicità scientifica che l’attività fisica, praticata in modo regolare, favorisce la funzionalità degli apparati, dei sistemi e dei singoli organi del nostro corpo, incide sulla qualità della vita, sullo stato di salute, sul benessere psicofisico della persona.

Molti studi clinici concordano nel spiegare che l’attività fisica muove quelle risorse biologiche e fisiche che rafforzano il sistema immunitario e tengono a distanza molte malattie.
Nonostante il movimento abbia una parte fondamentale nel mantenimento di una condizione di salute ottimale, i livelli minimi di attività sono ancora oggi ben lontani dall’essere presi in considerazione, praticati e dal divenire un elemento peculiare dello stile di vita personale.
Ai fini della prevenzione, inoltre, gli aspetti più significativi dell’esercizio motorio dovrebbero essere la continuità e la regolarità. Oggi, il focus sull’attività fisica è motivato dal progressivo aumento della sedentarietà tipico degli stili di vita delle società tecnologicamente avanzate in forte sviluppo, dove lo sforzo fisico e il movimento sono sempre più contenuti.

Muoversi non va inteso necessariamente con la pratica di uno sport: un’attività moderata come il cammino, costantemente ripetuta, alla portata di tutti, può corrispondere a questa esigenza di movimento.

Camminare, ad esempio, meglio se giornalmente, si concilia con le esigenze quotidiane di ciascuna persona: praticabile in ogni spazio e ambiente, economica, facile, è un’attività per tutti.

fatti_per_muoversi_5_2016

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