CAMMINARE PER FARE ATTIVITÀ FISICA

Camminare è un’azione che coinvolge il corpo in un impegno totale solo quando è eseguita bene e quando presuppone di avere libere le articolazioni del piede (dita e alluce), della caviglia, del ginocchio, dell’anca, del bacino, della schiena fino alle spalle. Blocchi articolari importanti, tensioni muscolari o legamentari infatti condizionano il modo di camminare.

Ciascuno di noi ha un suo stile personale nel camminare determinato da molti fattori compresi anche quelli culturali e religiosi, le malattie, i traumi e gli altri eventi della storia individuale, le influenze familiari e sociali.

Il nostro modo di camminare rappresenta infatti la nostra postura in movimento che ad ogni passo si rinnova: se è una buona postura, non ha bisogno di nuovi adattamenti, se è cattiva richiede qualche aggiustamento nell’andatura. 

Attenzione che imparare a camminare in maniera più funzionale richiede tempo. 

Se un bambino impara nuove abilità in tre-sei sei mesi, l’adulto che deve sostituire alcuni movimenti scorretti con altri più funzionali, ha bisogno di più tempo, di consapevolezza e volontà.

Ognuno di noi ha inoltre la sua cadenza preferita nel camminare che dipende dalla lunghezza della gamba e che in genere rappresenta il ritmo con cui si deambula al minor consumo energetico.

Quando camminiamo, un piede alla volta rimane sempre sul terreno in appoggio e l’equilibrio, la coordinazione con le braccia sono il risultato di una stretta collaborazione tra il controllo top-down del cervello, lo stimolo botton-up di piedi e gambe, il controllo del midollo spinale sul ritmo.

Ogni porzione del piede ha una funzione diversa nella dinamica del passo. 

Il tallone è il primo punto di contatto con il terreno, l’arco plantare è responsabile dell’elasticità e quindi dell’adattamento del piede al suolo, la parte anteriore fino alle dita rappresenta il vero punto di forza perché dà la spinta per mandare in avanti il corpo e compiere così il passo.

Camminare è un’azione che si svolge su tre piani di movimento: 

  • sagittale-mediano (movimento verso destra – sinistra), 
  • frontale (movimento avanti – dietro) 
  • trasverso (movimento alto – basso).

Quasi tutti ci muoviamo in modo un po’ asimmetrico. Abbiamo un piede preferenziale con cui iniziamo sempre il primo passo senza rendercene conto, mentre il piede che resta a terra e più statico e regge il peso. Ecco perché la muscolatura può risultare diversa tra una gamba e l’altra.

Poggiamo il tallone a terra come prima parte, ma poi carichiamo più il lato esterno o interno del piede e la spinta delle dita può non essere sempre completa terminando con quella dell’alluce.

Il ciclo del passo si divide in otto fasi funzionali, secondarie alle due principali di appoggio (stance) e di oscillazione (swing), necessarie a svolgere i compiti di: 

  • carico del peso corporeo;
  • sostegno su una gamba sola;
  • progressione dell’arto inferiore in avanti.

Si può scegliere di camminare lentamente allo scopo di impegnare di più tutte le strutture articolari coinvolte (ogni tanto è bene farlo anche a piedi scalzi, leggi l’articolo del blog: “Attività fisica a piedi scalzi”) o perché si parte da zero causa i problemi osteoarticolari, l’età avanzata, il sovrappeso, le cardiopatie, l’inattività, la sedentarietà e si vuole fare il primo passo verso il recupero della forma fisica, la prevenzione e la cura della propria salute oppure verso un’attività fisica più impegnativa.

Camminare, infatti, è un’attività fisica di intesità moderata che stimola la resistenza utilizzando il meccanismo energetico aerobico così da migliorare la forma fisica e la salute metabolica.

Per aumentare l’intensità e renderla più allenante si può aumentare la velocità  del passo (sostenuto) e/o la durata (es. 30-45 minuti = tempo breve, 45-90 minuti = tempo medio, oltre i 90 minuti = tempo lungo).  

L’intensità può variare anche per l’asperità del terreno e per la pendenza: terreni variabili sotto i piedi e cambi di pendenza richiedono un impegno muscolare maggiore. 

Percorsi in salita e discesa, terreni sconnessi sui quali i piedi eseguono correttamente le fasi del passo, esercitano le nostre articolazioni e tessuti annessi (muscolare, connettivale, tendineo, legamentario) in un ottimo lavoro di mobilità, propriocettività e allungamento dando più funzionalità all’intero apparato locomotore e più efficacia all’allenamento.

Rendere più veloce il proprio modo di camminare significa aumentare la lunghezza del passo e la frequenza. Anche il movimento rapido delle braccia sincronizzato con quello delle gambe (i gomiti stanno più in flessione per ridurre il tempo di oscillazione del braccio avanti e indietro rispetto la spalla) aiuta a mantenere l’andatura veloce dei piedi.

La camminata rapida o sportiva è un modo volontario di camminare a ritmo accelerato (dai 5 ai 7 km/ora circa) in cui è necessario sapere e poter articolare bene il piede: poggiare con sicurezza il tallone, compiere più passi spingendo energicamente sulle dita fino allo stacco dell’ alluce da terra, dà maggiore potenza alla camminata.

Per camminare velocemente ci vuole una buona consapevolezza corporea e soprattutto nessuna limitazione o impedimento come portare uno zaino sulle spalle, trascinare un trolley da viaggio, spingere un carrello, tenere qualcuno per mano o il cane al guinzaglio che riduce i movimenti della parte superiore del corpo, impedisce l’oscillazione delle braccia e del bacino.

Prepararsi a camminare con una serie di esercizi è importante affinché sia sostenibile e più naturale possibile per tutti:

  • oscillare le braccia portandole ben indietro e in alto per ottenere la massima mobilità delle spalle;
  • mobilizzare alluce, dita, piede, caviglia sia dalla posizione in piedi sia da seduto aiutandosi con le mani;
  • scendere alcune volte in piegamento naturale con le ginocchia flesse fino dove è consentito per attivare la muscolatura delle cosce;
  • andare sulle punte e sui talloni per mobilizzare ancora la caviglia e stimolare la muscolatura del polpaccio;
  • in piedi, ruotare il busto sul bacino fermo per attivare la muscolatura del tronco.

Gli esercizi descritti consentono di aumentare il flusso sanguigno in tutto il corpo, di attivare le strutture che verranno maggiormente sollecitate inizianda a camminare, di stimolare l’organismo all’attività. 

Dedicàti pochi minuti alla preparazione (meglio se ogni giorno) non resta che infilare scarpe comode e uscire. 


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PERCHÉ CAMMINARE È LA MIGLIORE ATTIVITÀ FISICA

Si cammina poco e si cammina male, meno di quei 30 minuti giornalieri consigliati, eppure camminare, per chi lo fa, resta la forma di esercizio preferita

Non richiede un elevato livello di forma fisica né un’abilità motoria specifica, può essere praticata quasi ovunque, soprattutto all’aperto, tra spazi verdi o urbani, non c’è bisogno di un particolare abbigliamento o di un’attrezzatura, non pone vincoli d’orario e nemmeno di contesto.

Da soli o in compagnia, camminare è un’attività motoria spontanea, la più antica e naturale per uomo. Per gli esseri umani, anche quelli sedentari e inattivi dei nostri giorni, camminare rappresenta la forma più comune e più semplice di fare esercizio fisico, eppure se ne fa poca.

Infondo camminare non comporta un grosso impatto del peso corporeo sulle singole articolazioni (anche, ginocchia, caviglie, piedi) perché viene assorbito per intero dall’apparato locomotore (ossa, articolazioni, muscoli, tendini e legamenti) per cui risulta l’attività fisica più adatta a tutti soprattutto a coloro restii a entrare in palestra, agli inattivi, agli anziani, alle persone con patologie croniche o dismetaboliche.

Perché camminare fa bene a tutto il corpo. Vediamo perché.

  • Stimola gli organi sottoposti a sforzi e stress a proteggersi e recuperare;
  • aiuta l’intestino favorendone il transito;
  • riduce il livello del colesterolo “cattivo” (LDL, lipoproteine che trasportano il colesterolo dal fegato alle cellule dell’intero organismo) ed alza il livello del colesterolo “buono” (HDL, lipoproteine che portano il colesterolo in eccesso dalle cellule dell’organismo al fegato per smaltirlo);
  • abbassa la pressione arteriosa;
  • tiene controllato il rischio di diabete di tipo 2;
  • ha effetti sul tasso metabolico (consumo di energia per generare calore) e sul peso corporeo (camminare per un’ora alla velocità di 4 km/ora, per esempio, richiede tra le 100 e le 200 calorie bruciando circa 6 gr. di grasso);
  • può far dimagrire se si tiene conto che i grassi bruciano nell’organismo solo dopo circa 20 minuti di attività e se si bada a ciò che si mangia. Il grasso delle cellule adipose è rappresentato dai trigliceridi immagazzinati nell’organismo ovvero quei composti di carbonio, idrogeno e ossigeno che, grazie attività fisica e al camminare liberano il carbonio che viene eliminato col respiro sottoforma di anidride carbonica e trasformano idrogeno e ossigeno in acqua;
  • comporta una riduzione dei marcatori di infiammazione e di molti indicatori di patologie tra cui quelle cardiovascolari;
  • dà benefici a certi disturbi respiratori;
  • rallenta le varie forme degenerative legate di invecchiamento originando anche cambiamenti plastici nella struttura del cervello:
  • favorisce la produzione di una molecola importante, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (o Vegf, Vascular Endothelial Growth Factor) che stimola la vascolarizzazione cioè la crescita della rete capillare che porta ossigeno e nutrimento alle cellule del sistema nervoso, aumentando l’afflusso di sangue al cervello e intensificando l’attività neurocognitiva; 
  • ha un grande impatto sulla memoria e sull’apprendimento perché migliora la struttura e la funzionalità cerebrale popolando di nuove cellule proprio quelle aree della memoria e dell’apprendimento;
  • riduce la produzione dell’ormone cortisolo rilasciato normalmente in risposta allo stress e agisce sull’umore (camminando dopocena a passo sostenuto senza particolari sforzi si favorisce una vasodilatazione duratura, anche per l’intera notte, con una conseguente azione antistress); 
  • consente con il suo andamento ritmico di avere una maggiore lucidità e di raggiungere uno stato meditativo (leggi l’articolo del blog “La meditazione nel movimento” ) e creativo di problem- solving.

Già alzarsi in piedi per iniziare a camminare ha effetti immediati sulla pressione e circolazione sanguigne e, come sosteneva già Ippocrate più di 2000 anni fa, “camminare è una medicina”.

Per essere efficace la camminata non deve avere un’andatura troppo lenta né una mancanza di simmetria o di sincronia dei movimenti del corpo soprattutto tra il lato destro e quello sinistro come spesso accade alle persone anziane.

Camminare bene, saper camminare in modo funzionale nel rispetto delle proprie caratteristiche e del proprio stato emotivo evita alla lunga di compromettere l’apparato muscolo-scheletrico con dolori articolari, mal di schiena, disturbi muscolari, ecc.

Utilizzare male le articolazioni, i legamenti, i muscoli e loro tendini diventa un’abitudine consolidata che perpetuandosi nel tempo non fa che peggiorare la situazione.

Sapendo solo quanto sia importante camminare non ci siamo forse mai posti il problema se lo facciamo bene o se lo facciamo male e quali conseguenze può avere nell’un caso o nell’altro.

Certo è che se camminare giova alla salute, siamo responsabili di farlo bene per non farci del male.

L’uomo non è evoluto per smettere di camminare e di muoversi né di rendere queste attività motorie opzionali, pertanto non è mai troppo tardi per incominciare.

E se il problema è riuscire a camminare per almeno quei 30 minuti al giorno consigliati, meglio pensare di farlo più volte in una giornata per un tempo molto breve oppure, se la preoccupazione è di calcolare il numero totale di passi fatti in una giornata come indicatore dell’attività fisica svolta, allora meglio misurare la cadenza, il ritmo della camminata cioè i passi compiuti al minuto. 

Uno studio pubblicato a maggio 2018 nel British Journal of Sport Medicine consiglia di raggiungere i 100 passi al minuto per una camminata di intensità moderata (velocità di circa 4,5 km/ora) che diventa un vero esercizio fisico, oppure di 130 passi al minuto e oltre per una camminata vigorosa che aiuta sia sul piano della forma fisica, del consumo calorico che della prestazione. In entrambi i casi lo schema è quello di un’attività fisica benefica.

Allora, perché attendere per iniziare? 

La risposta su come farlo nel prossimo articolo del blog…


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COME MIGLIORARE L’ASPETTO CON L’ATTIVITÀ FISICA

Il motivo per cui ad un certo punto desideriamo migliorare il nostro aspetto è prima di tutto per noi stessi, per quello stare bene che ci manca, per quel peso di troppo che da tempo ci portiamo addosso, per quella taglia persa e per l’affanno a salire i gradini di una scala, per l’attenzione che gli altri ci riserverebbero esclamando “Che in forma che sei!”, per quell’immagine nello specchio che non piace e, ancora di più, per quelle foto che non ci rappresentano più come vorremmo.

Si può fare molto per cambiare il proprio aspetto fisico, ma bisogna essere prima di tutto sicuri, convinti, decisi nel farlo.

L’intenzione di migliorare deve essere alla base del proprio agire: dobbiamo volerlo con convinzione e non limitarci soltanto a qualcosa che è scattato nella nostra mente come un “clic”. Migliorare l’aspetto fisico è un cambiamento che richiede tempo e costanza, per questo l’intenzione deve essere massima.

Se siamo insoddisfatti del nostro corpo, sappiamo che ciò non è il risultato di qualcosa avvenuto da un giorno all’altro. Così, nemmeno i miglioramenti potranno essere immediati perché non ci sono soluzioni per abbreviare il percorso!

Prendersi cura del proprio aspetto con l’attività fisica, che io considero “l’attivatore” di un processo, lo starter a cui segue la cura per ciò che si mangia, è la prima cosa da fare. Attivare il corpo fisicamente, infatti, spinge a pensare di rivedere anche l’alimentazione, di darci una regolata come se, attività fisica e corretta alimentazione, fossero due azioni necessariamente legate assieme. Vero è che siamo più stimolati e rigorosi nel rivedere cosa, come e quando mangiare nel momento in cui iniziamo a sentire i primi benefici dell’attività fisica.

Decidere di migliorare con l’attività fisica significa prima di tutto essere realisti su ciò che si può fare e quello che si decide di fare deve diventare il programma da svolgere. Che siano brevi intervalli di tempo al giorno o sessioni e allenamenti settimanali è fondamentale essere costanti e se si salta qualche volta, bisogna essere tolleranti, ammetterlo e continuare nel percorso .

Si tratta di riprogrammare la propria vita inserendo il rituale dell’attività fisica e dare così alla propria vita un altro corso.

La sedentarietà ci allontana dalle esigenze del nostro corpo come muoversi, bere più acqua, ad esempio.

Il nostro cervello, che lavora in economia e non si spreca, se non sotto stress, realizza che la muscolatura del corpo non utilizzata (perché inattivi e sedentari) non debba essere stimolata e perciò la dimentica. Così, quei muscoli inutilizzati alla lunga perdono il loro tono e il loro trofismo lasciando spazio al tessuto grasso e riducendone al minimo la funzionalità. A volte, in fondo, non serve cercare chissà cosa per decidere di migliorare il proprio aspetto: basta partire dal muovere di più il corpo! 

Siamo capaci di interessarci all’argomento, molto spesso di leggere parecchio al riguardo, di informarci di continuo, ma poi di non agire.

L’attività fisica va introdotta lentamente nella propria vita fino a cambiarne lo stile. 

Utilizzare l’esercizio fisico (declinazione di attività fisica con precise finalità – leggi l’articolo del blog: “Attività fisica o esercizio fisico?”) secondo i 4 pilastri di base (Forza, Resistenza, Flessibilità e Controllo) del metodo Da Domani Mi Muovo che ho codificato, porta a raggiungere i risultati attesi.

L’attività fisica fatta bene, insegnata correttamente da professionisti del settore serve a dosare bene il percorso. 

Il lavoro di forza con i pesi per dare tono e volume alla muscolatura viene integrato con quello di flessibilità per evitare rigidità articolari e rendere i muscoli meno tozzi e duri. Ma non basta. Si sa che un corpo tonico è più piacevole alla vista di un corpo troppo grasso, molliccio o rilassato, ma deve essere anche funzionale per apparire migliore. Ecco che gli esercizi di resistenza (lavoro aerobico come camminare, correre, pedalare, nuotare, vogare ecc. che stimola la funzionalità cardiaca e l’attività respiratoria così da far lavorare bene cuore e polmoni) insieme a quelli del pilastro del controllo (esercizi di propriocezione e di equilibrio) completano il percorso di miglioramento del proprio aspetto.

Essere iscritti in palestra (sapendo scegliere il tipo di palestra!) e frequentarla affidandosi alla competenza dei professionisti ed esperti del settore è una spinta decisiva nel miglioramento della propria immagine estetica, nel incrementare la fiducia in se stessi, nel senso di accettazione e di appartenenza al gruppo, alla collettività.

Se il tempo a disposizione per avere cura di sé è davvero poco, il mio consiglio è concentrare la propria attività fisica in alcuni intervalli brevi durante la giornata, senza spreco di tempo in cui la concentrazione e l’attenzione sull’esecuzione degli esercizi, però siano massime. 

Mantenere l’attenzione elevata mentre si esegue un esercizio fisico significa togliere tutti gli stimoli distraenti, non lasciarsi influenzare da ciò che non è pertinente, significa sentire che l’esercizio si svolge nel proprio corpo e quali parti va a a interessare. 

Un’attenzione volontaria così indirizzata e focalizzata sull’esecuzione dell’attività fisica diventa concentrazione. In termini neurologici vuol dire stimolare il sistema attivante reticolare (R.A.S Reticular Activating System) meccanismo del nostro cervello che ci consente di porre priorità e attenzione all’esecuzione di ogni singolo esercizio fisico che vogliamo svolgere. 

Ecco che anche 10 minuti al mattino e 10 minuti il pomeriggio oppure alcuni minuti più volte nell’arco della giornata a partire dal risveglio facendo lavorare a rotazione tutti i gruppi muscolari possono dare i migliori risultati nel tempo.

Al contrario, quei risultati sperati non arrivano se l’attività fisica è praticata superficialmente, senza “sentire” l’esercizio, senza prestare attenzione e concentrazione ai muscoli e alle parti del corpo che lavorano.

Bisogna applicarsi, dedicarsi un po’ al giorno, impegnarsi. Avere alcune abitudini consapevoli aiuta ad avere una vita più organizzata al fine di migliorare se stessi.

Seguire il piano di azione del metodo Da Domani Mi Muovo riassunto dall’acronimo delle 3R: Regola (indicazione a cui attenersi secondo un preciso criterio, esecuzione di esercizio per raggiungere lo scopo), Rituale (sequenza di esercizi che seguono le regole date e che assume le caratteristiche di rito), Ripetizione (azione del ripetere la medesima sequenza di esercizi con regolarità nel tempo) evita che la propria esistenza scorra in modo casuale, come va, va!

Un bel comportamento, una bella postura (è difficile sentirsi ok e graziosi se ci si trascina, se le spalle stanno curve in avanti, se la fascia addominale è rilassata e non controlla la schiena per tenere eretto il busto!), il porsi di fronte agli altri con fierezza danno subito la sensazione a chi sta di fronte di un bell’aspetto.

L’attività fisica abbassa il livello di stress personale, favorisce l’attenzione, la memoria, riduce l’ansia, attenua lo stato depressivo se presente, porta benefici nelle relazioni e nel lavoro, così da far salire l’auto-stima.

Il nostro aspetto fisico cambia ai nostri occhi alla vista degli altri quando l’umore è buono e lo stato di benessere elevato.

Acquisire maggiore consapevolezza corporea e sicurezza, più energia, un miglioramento delle capacità psicofisiche, un ideale riposo notturno grazie all’attività fisica, danno a chiunque la pratichi regolarmente e con costanza, salute, bellezza (leggi l’articolo del blog: “Attività fisica e bellezza”), soddisfazione e affermazione della propria immagine.


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MUOVERSI: UN BISOGNO PRIMARIO?

I bisogni primari o fondamentali dell’uomo sono quelle necessità fisiologiche indispensabili per la sua sopravvivenza organica.

Così respirare per prendere ossigeno, termoregolarsi, idratarsi e nutrirsi, evacuare ed eliminare le scorie prodotte, dormire e riposare, riprodursi sono, per un istinto di autoconservazione, i primi bisogni da soddisfare con continuità.

Secondo un ordine di importanza, i bisogni primari sono appunto i primi a dover essere appagati attraverso una serie di azioni per garantire all’uomo la sua esistenza.

Ci sono anche i bisogni cosiddetti secondari che riguardano il benessere psicofisico di ciascuna persona come il bisogno di essere liberi o di sviluppare la propria dimensione interiore e spirituale; ci sono inoltre i bisogni soggettivi o opzionali che variano da persona a persona e sono in relazione al momento, al periodo della vita, alla contingenza del luogo e, infine, i bisogni indotti che sono quelli creati da un condizionamento esterno come le tendenze, la moda, la pubblicità.

Elencati secondo queste priorità o secondo una gerarchia biologica ed esistenziale come la piramide di Maslow (Abraham Maslow, 1954, “Hierarchy of Needs”), un modello motivazionale dello sviluppo umano che pone alla base i bisogni fisiologici più elementari, essenziali alla sopravvivenza dell’uomo per poi passare a quelli più elevati verso il vertice della piramide come il bisogno di sicurezza, di appartenenza, di stima (riconoscimento, approvazione), di autorealizzazione, non si fa riferimento preciso al bisogno di muoversi

Anche la versione della piramide elaborata più di recente dal performance- coach statunitense Anthony Robbins con i suoi bisogni di sicurezza, varietà, importanza, amore, unione o appartenenza, crescita, contribuzione (non necessariamente si passa attraverso tutti i livelli di questo modello gerarchico piramidale!) rimane un’indicazione di come si possa conseguire gli obiettivi superiori all’apice della piramide solo grazie ad un’energia sufficiente ottenuta dal soddisfacimento, prima di tutto, dei bisogni primari alla base della piramide.

Eppure muoversi è una necessità fisiologica che consente all’uomo di dare libero sfogo alle proprie energie, alla propria vitalità attraverso la fisicità. Lo si fa spostandosi, lavorando, praticano uno sport o dell’attività fisica, giocando. L’uomo è energia e ha bisogno di manifestarla attraverso l’attivazione del suo corpo.

Infondo muoversi era una necessità vitale già per i nostri antenati che dovevano procacciarsi il cibo, difendersi, trovare riparo, spostarsi. Muoversi rappresentava l’unica modalità per soddisfare tutti i bisogni primari.

L’uomo ha un apparato locomotore e muscolo-scheletrico tra ossa, articolazioni, muscoli, tendini e legamenti, che rappresenta circa il 70% della massa corporea e che gli consente di muoversi. 

Perché l’uomo è fatto per muoversi. 

E se del movimento il nostro corpo non può farne a meno, è chiaro che muoversi è un bisogno primario.

Il grande sviluppo tecnologico ha annullato spostamenti, sforzi e azioni legati alla fisiologia umana mettendo i nostri corpi in modalità sedentaria. Alle comodità disponibili si aggiunge l’innata pigrizia tale da rendere l’uomo un essere inattivo, ampiamente giustificato nell’epoca attuale.

Spesso dimentichiamo che il corpo umano ha bisogno di spendere l’energia che produce quotidianamente e può farlo soltanto attraverso la sua motricità. La possibilità di muoversi e l’abilità di farlo contribuiscono a mantenere le capacità funzionali e cognitive acquisite, aiutano il sistema cardiocircolatorio a funzionare bene, favoriscono il controllo del peso corporeo e l’efficienza dell’apparato muscolo-scheletrico, influiscono positivamente sull’ipertensione, l’osteoporosi, il diabete e su alcune malattie psichiatriche.

Muoversi è un’esigenza e chi si muove ogni giorno sta meglio.

Chi non fa movimento è destinato ad andare incontro ad un lento decadimento che si manifesta con un peggioramento delle condizioni generali sia di carattere fisico che psichico.

La vita per ciascuno di noi è movimento fino dal grembo materno. E dopo aver vissuto in apnea per nove mesi veniamo al mondo iniziando a respirare (1° bisogno primario) in modo perfetto sfruttando la capacità polmonare (capacità che da adulto viene meno!) e muovendoci spontaneamente istintivamente.

Da neonati e da bambini non abbiamo consapevolezza del nostro respiro né del corpo che si muove di continuo per soddisfare due bisogni vitali. Tutto avviene in automatico, senza apprendimento. Da piccoli ci autoregoliamo da soli, poi pian piano veniamo educati dall’imitazione del genitore e, in connessione con le emozioni che viviamo, il soddisfacimento di questi bisogni fondamentali può modificarsi. 

Solo da adulti siamo in grado di renderci conto di non farlo bene e di avere necessità di imparare a farlo correttamente. Solo così possiamo godere di un grande benessere psicofisico, solo così vediamo diminuire lo stress e preservare la condizione di salute ottimale. Respirare male e rimanere inattivi, ad esempio, significa non soddisfare a pieno i primi nostri bisogni primari.

Nel periodo della nostra infanzia il corpo in continuo movimento ci permette di acquisire competenze, di conoscere e sperimentare le potenzialità innate, l’altro da noi e l’intero mondo che ci circonda. 

Muoversi è indispensabile alla nostra crescita armonica, allo sviluppo delle varie abilità, all’apprendimento e segue i ritmi naturali di ciascuno di noi bambino, in modo autonomo.

La realtà che viviamo, organizzata ma limitante è improntata sulla sedentarietà e l’inattività sia per i bambini che per gli adulti. La realtà attuale, infatti, non tiene in considerazione il bisogno fisiologico del bambino e nemmeno quello dell’adulto di liberare la vitalità attraverso il movimento oltre che di ricevere quel nutrimento senso-motorio necessario per vivere. 

L’agire motorio rappresenta la quantità totale dei singoli movimenti che l’apparato locomotore muscolo-scheletrico è in grado di fare e che dà all’individuo l’opportunità di mantenere o migliorare la consapevolezza e l’interiorizzazione corporea, di venire a contatto con gli altri e con l’ambiente circostante.

Oggi c’è un bisogno crescente di muoverci di più. Uno stile di vita sedentario che dà il via ad una serie di patologie croniche (leggi l’articolo del blog:”Patologie croniche e attività fisica”) non ci fa apprezzare la nostra natura e il nostro vivere.

Muoversi attivandosi fisicamente nel quotidiano (casa, lavoro, spostamenti, tempo libero) o praticando attività fisica e sport deve diventare una sorta di nuova mentalità, di una nuova credenza affinché si possa venire a contatto con il proprio essere nel soddisfacimento di tutti i bisogni primari.

A coloro che hanno già fatto della pratica motoria una buona abitudine, va consigliato di dare continuità perché i benefici non possono durare (si perde in termini di resistenza, di efficienza cardiovascolare, ecc.).

Se a volte capita di abbandonarla, il segreto è diversificare l’attività fisica prima dell’interruzione per ritrovare sempre la motivazione e il piacere nel praticarla. 

Un buon livello di attività fisica eseguita costantemente durante l’intera vita è associato ad un ottimo risultato in termini di salute.

L’essere umano è biologicamente più funzionale quando è fisicamente in forma e gode di buona salute. Ciò gli consente di affrontare qualsiasi situazione, di esporsi a qualsiasi condizione come, oggi, stare a lungo seduti (leggi l’articolo del blog: “Perché troppo fermi e seduti fa male?”), lavorare in smartworking (leggi l’articolo del blog: “Sopravvivere allo smartworking con l’attività fisica”), avere un corpo alcalino (leggi l’articolo del blog: “Un corpo alcalino con l’esercizio fisico”), ecc. senza pagarne le conseguenze.

Se nutrirsi è un bisogno fondamentale (che si manifesta fin dalla nascita) altrimenti moriamo di fame, ad esempio, perché non si insiste abbastanza sull’essere sempre attivi e in movimento come bisogno primario che consente al nostro corpo di funzionare al meglio e di essere in salute?

Ogni essere umano deve poter soddisfare i bisogni primari e deve soddisfarli in modo tale che l’organismo tragga sempre dei benefici.

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Dunque, muoversi, è un nostro bisogno primario.


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Da Domani Mi Muovo – 1 – La Storia
“Questo libro aiuta davvero a pensare di dare un senso a ciò che si fa: non è la capacità tecnica decisiva o l’abilità, ma ciò che si chiede a se stessi.
Atleta o persona semplice che sia, oggi più che mai ciascuno deve sentirlo forte e perseguirlo con determinazione. Il movimento è una necessità.” – dalla prefazione di Deborah Compagnoni.
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Da Domani Mi Muovo – 2 – L’Inizio
“Questo è un libro che riguarda tutti noi, sportivi e non. Fare movimento, fare esercizio fisico aiutano nella vita fino da quando, giovani, pratichiamo lo sport. Scegliere di continuare ci aiuta a sentirci giovani e a mantenerci in salute. Il corpo che abbiamo ci deve accompagnare per un lungo cammino ed il nostro compito è di mantenerlo sempre nelle migliori condizioni possibili.” – dalla prefazione di Alberto Tomba
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ANTIAGING: COME RINGIOVANIRE

Il nostro destino biologico e il nostro modo di invecchiare dipendono solo per un 30% da fattori genetici. Tutto il resto dipende invece da quanto ci muoviamo, come ci alimentiamo, in quale ambiente viviamo, come ci comportiamo, a quali stress ci sottoponiamo, che stile di vita inseguiamo.antiage_12_22_2016

Vivere a lungo 120-130 anni e forse anche 150 non entusiasma molti di noi che vediamo soltanto gli aspetti negativi dell’invecchiamento, mentre l’idea di vivere un’eterna giovinezza piace a tutti.

Biologicamente iniziamo a invecchiare intorno ai 25 anni.

Raggiunta da tempo la capacità riproduttiva e la maturità fisica, le nostre cellule non crescono e non si sviluppano, ma si ricambiano e si modificano assecondando quel lento processo di deterioramento che molto dipende dal prendersi cura o meno di sé.

Aggiungere anni alla vita ci predispone a viverla in un altro modo e spesso con rassegnazione. Per quanto la medicina convenzionale abbia contribuito all’allungamento della vita media, sulla qualità non ha fatto molto se non rivolgere l’interesse alla farmacologia per togliere i sintomi. Ma dare anni alla vita non è la stessa cosa che dare vita agli anni.

E’ una questione oggettiva notare che, all’interno di un gruppo sociale, ci sia sempre qualcuno che resta giovane e qualcuno che sembra invecchiato con largo anticipo. Il declino psicofisico visibile non ha sempre a che vedere con l’invecchiamento biologico. Il decadimento psicofisico, è un fatto personale, una responsabilità individuale, mentre l’invecchiamento, l’aging è un processo biologico inevitabile, ma modificabile.

Silhouette of male person against a colorful horizon.

Come ho narrato nel mio libro “ DA DOMANI MI MUOVO” il corpo non si allinea sempre cronologicamente con la vita e spesso gioca d’anticipo.

Negli anni 1980-90 nasce la Medicina Antiaging, termine coniato dal medico americano Ronald Klatz, allo scopo di studiare quel complesso processo di modificazioni degenerative delle capacità vitali dell’organismo. Tale studio ha permesso di elaborare una forma di medicina preventiva volta a promuovere l’efficienza e la salute degli individui, a ritardare i processi di invecchiamento in un quadro di allungamento temporale dell’esistenza.

A questa recente branca della medicina basata sulla prevenzione si contrappone la Geriatria (dal greco geros = vecchio, iatros = medico) che da sempre studia e cura l’anziano e le problematiche fisiche e fisiologiche legate all’età avanzata. La grande differenza, però, tra i due campi medici, Antiaging e Geriatria, non sta soltanto nel fattore prevenzione della prima e cura e trattamento della seconda, ma nell’interesse da parte di un numero elevatissimo di individui che non sono soltanto gli anziani.

Perché la Medicina Antiaging si rivolge a tutti coloro che, terminato il processo di crescita e maturazione fisica, quindi tutti soggetti giovani dopo i vent’anni, vogliono preservarsi dai danni che naturalmente subiscono a livello fisico, metabolico e psichico nel corso della propria vita e che portano a un decadimento più o meno precoce a cui si lega poi, inevitabilmente, l’invecchiamento fisiologico.

Poiché la SALUTE è legata a molte aree dell’individuo, anche la Medicina Antiaging interviene in molti ambiti che sono principalmente:

  • il MOVIMENTO e l’ATTIVITA’ FISICA,
  • l’ALIMENTAZIONE e l’INTEGRAZIONE,
  • l’EQUILIBRIO METABOLICO,
  • il BILANCIAMENTO ORMONALE,
  • le CURE FARMACOLOGICHE e NATURALI,
  • l’ ATTEGGIAMENTO MENTALE,
  • la GESTIONE dello STRESS,
  • l’EQUILIBRIO PSICO-FISICO.

La grande popolarità della Medicina Antiaging è dovuta al suo più intrinseco significato di “educazione”. Aver analizzato e compreso l’origine evoluzionistica dell’invecchiamento ovvero quel processo attraverso il quale la salute dell’individuo diventa via via precaria fino ad una compromissione, consente alla Medicina Antiaging, detta anche Medicina Evoluzionista, di fornire quelle strategie per il trattamento e la prevenzione delle patolantiage_2_22_2016ogie degenerative.

La Medicina Antiaging educa alla prevenzione affinché il naturale processo di invecchiamento che è un processo continuo e dinamico, non venga accelerato dai fattori biologici, ambientali, sociali, culturali e legati allo stile di vita. Perché la velocità dell’invecchiamento è legata ai seguenti fattori e varia da soggetto a soggetto: fattore genetico (il patrimonio che determina la programmazione di vita nelle nostre cellule), fattore esterno (alimentazione, lavoro, ambiente, clima, inquinamento, ecc.), fattore psicologico (stress, depressione, solitudine, preoccupazioni, ecc.).

La Medicina Antiaging aiuta l’individuo nella gestione della propria salute intervenendo con :

  • programmazione dell’attività fisica per un miglioramento dell’efficienza motoria e fisica grazie a un percorso personalizzato (allenamento della forza muscolare, della flessibilità, della resistenza)
  • correzione nutrizionale con integrazione per una alimentazione bilanciata
  • detossificazione dell’organismo e ossigenazioneantiage_3_22_2016
  • ottimizzazione del peso corporeo e della sua composizione
  • riequilibrio del metabolismo
  • bilanciamento ormonale
  • ripristino dell’efficienza del sistema immunitario dopo attenta analisi
  • cambiamento graduale dello stile di vita
  • prevenzione delle patologie cronico-degenerative
  • contributo estetico armonioso per un miglioramento dell’aspetto esteriore.

L’obiettivo futuro della Medicina Antiaging è sempre più rivolto alla ricerca di soluzioni e metodi che possano conciliare la durata della vita con la sua qualità. In altre parole, una longevità senza quelle patologie associate all’invecchiamento.

Sentirsi giovani ed essere giovani è spesso una questione mentale oltre che di stile di vita.
Ogni età della nostra vita h
a una sua caratteristica sistemazione anatomico-funzionale delle strutture del cervello, dell’elaborazione delle informazioni e della rappresentazione della realantiage_4_22_2016tà.

Ciò significa che, modificandosi la configurazione delle strutture cerebrali nell’arco della vita grazie alle esperienze vissute, si modifica pure il comportamento dell’uomo. L’esperienza modella il cervello e l’intero sistema nervoso conferendo la caratteristica di plasticità: sottoposto a continue variazioni e rimodellamenti, il cervello evolve. Se il cervello rimane stimolato costantemente è in grado di creare nuove connessioni e di mantenere efficienti le reti di neuroni.

Nell’ambito delle diverse età di un individuo e delle diverse caratteristiche, si riferiscono:

  • un’età cronologica o anagrafica, contraddistinta dalla data di nascita,
  • un’età biologica determinata dal funzionamento di organi e apparati interni e dal metabolismo,
  • un’età morfologica, dall’aspetto strutturale ed esteriore,
  • un’età psicologica, l’età sentita addosso.

L’età cronologica o anagrafica non corrisponde sempre all’età biologica di un individuo. L’età biologica è personale e segnala se il processo di invecchiamento è in linea con l’età anagrafica.

(Sembra, da molti studi scientifici, che l’età biologica è legata alla quantità di sostanze ossidative che aggrediscono l’organismo conosciuta come stress ossidativo).

antiage_6_22_2016Da qui segni visibili come l’invecchiamento cutaneo, l’aumento del grasso corporeo, la perdita anche del 35 % della massa muscolare, la diminuzione del calcio nelle ossa, dell’acqua nei tessuti, la rigidità di legamenti, tendini, vasi sanguigni, la riduzione della produzione ormonale e delle attività digestive, cardiorespiratorie, di eliminazione.

Il processo di invecchiamento comporta una de-sincronizzazione fisica e fisiologica, una diminuzione della ciclicità ormonale: come dire che l’organismo perde il controllo delle proprie funzioni e su organi e apparati.

E’ importante stabilire la propria età biologica attraverso un check-up per elaborare un protocollo di intervento antiaging personalizzato. Attraverso una serie di test è possibile conoscere il funzionamento del nostro metabolismo, i livelli di radicali liberi presenti nell’organismo, la quantità di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio, la capacità cardio respiratoria, la forza o debolezza muscolare, lo stato della pelle, la quantità d’acqua corporea (bioimpedienziometria), la presenza di grasso nei tessuti, il rapporto tra massa magra e massa grassa, ecc.

Dopo i test la Medicina Antiage consiglia, per rallentare l’invecchiamento una restrizione calorica, una dieta povera di carboidrati raffinati, ricca di alimenti antiossidanti che favorisca l’eliminazione dei radicali liberi e che limiti l’innalzamento della glicemia. Ma, prima ancora di una corretta alimentazione, la Medicina Antiage pone l’attività fisica idonea a ciascuno.

Come i nostri antenati si muovevano per procurarsi il cibo e va sottolineato che prima si muovevano, poi mangiavano! così noi dobbiamo anteporre al nutrirsi in maniera regolare e adeguata, l’esercizio fisico costante come buona abitudine.antiage_11_22_2016

La gestione del nostro organismo deve portare ad uno stile di vita migliore grazie alla guida di operatori della salute. Con un approccio integrato, tutti gli ambiti medici e non, che promuovono salute e benessere, devono educare l’individuo a saper invecchiare con arte.

 

 

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