ADOLESCENTI E CIBO

Inutile negarlo: ai giovani piacciono le patatine fritte, i panini caldi, gli snack, le bevande dolci gassate, gli hamburger, i wurstel, i fritti in genere, i gelati.

Varie motivazioni spingono i ragazzi a consumarne: sono gustosi e appetitosi, economici, sempre pronti e disponibili, appaganti, sono distribuiti in contesti che aggregano e fidelizzano.Adolescenti e cibo6_4_2017

Ma il cibo dei ragazzi ha un elevato indice calorico perché ricco di grassi, zuccheri e glucidi raffinati, sale, ha inoltre uno scarso valore nutrizionale ed è povero di vitamine, fibre, antiossidanti, oligoelementi, minerali.

Cosa preferiscono gli adolescenti? La pizza è al top nei momenti di condivisione con gli amici.

Le abitudini degli adolescenti italiani a tavola variano a seconda dell’ambiente familiare, del vivere in città o meno, a seconda della scuola, ecc…  Se prediligono la pizza, non sono molto interessati ai piatti stranieri tranne quelli orientali o mediorientali.

Le abitudini alimentari dei ragazzi si orientano sul gusto dei cibi, sulla ricompensa e il godimento che ne traggono, sull’indipendenza dalle consuetudini familiari e sull’autonomia di scelta.

Adolescenti e cibo_1_4_2017Ecco perché mangiare fuori casa con gli amici, prediligere il fast food e il take away oppure isolarsi davanti al computer o alla TV rappresentano per gli adolescenti il loro grado di libertà.

Il desiderio di indipendenza, di non sentir dire cosa fare o non fare, di ascoltare informazioni diverse ma non consigli, portano gli adolescenti ad agire di testa propria. Nello stesso tempo i ragazzi sono sensibili agli esempi in famiglia: il modo in cui gli adulti si alimentano, soprattutto i genitori, le regole familiari sane, la differenza tra cibi abituali e occasionali, la scelta e la preparazione dei piatti  a casa possono aiutare gli adolescenti a scegliere consapevolmente.

 Il rapporto presentato da “Save the children” sugli stili di vita dei ragazzi italiani in 10 grandi città riporta che essi mangiano male, tendono ad ingrassare, fanno poca attività fisica. A volte saltano la colazione, mangiano poca frutta e verdura, poco pesce, pochi legumi, molti salumi e dolci, prevalentemente pane e pasta a pranzo e a cena. Seguono spesso il “fai da te” e la loro dieta è poco variata.

Da ricerche e indagini risulta chiaro che i ragazzi italiani abbiano consapevolezza e conoscenza riguardo l’alimentazione, ma nel quotidiano buona parte degli adolescenti italiani dichiara di mangiare ciò che piace di più e sempre gli stessi alimenti.

I ragazzi mangerebbero più uova, legumi e pesce, ma non trovandoli nel piatto, non li consumano abbastanza. E le famiglie non si preoccupano troppo di spingere su questi consumi.Adolescenti e cibo5_4_2017

Le abitudini alimentari degli adolescenti italiani hanno, in generale, tendenze poco sane.

Le soluzioni risiedono allora nell’educazione familiare e scolastica che promuovono una cultura alimentare più sana. Basterebbe limitare il consumo abituale di cibo spazzatura ad una volta alla settimana. Con un consumo saltuario si può non incidere sulla condizione di salute dei ragazzi. Inoltre, l’esempio dei genitori e la pratica di uno sport o dell’attività fisica in genere possono contribuire a migliorare le abitudini alimentari dei ragazzi così come favorire la scelta e il consumo di vegetali freschi, frutta, proteine a basso contenuto di acidi grassi saturi, alimenti integrali, noci e semi.

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Per aiutare i ragazzi a mangiare meno junk food bisogna intervenire sulla conoscenza. I ragazzi molto spesso non hanno la più pallida idea di quali siano gli alimenti sani e quelli meno. Non conoscere ciò che può nuocere alla salute o al peso corporeo porta a scegliere alimenti senza preoccupazioni, ignorandone le conseguenze.

 

 

 

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PERCHE’ MENO PROTEINE ANIMALI?

La parola proteina deriva dal greco proteios che significa “di primaria importanza”. Nel XIX secolo proteina era sinonimo di carne e per più di un secolo abbiamo sostenuto questa associazione.

Anche ai giorni nostri molti considerano le proteine legate ai cibi di origine animale. Il primo alimento che ci viene in mente quando pronunciamo la parola “proteina” di solito è “carne” perché è ancora forte la convinzione che carne e proteine siano la stessa cosa. Forse perché alla fine del XIX secolo, nella fase iniziale della nostra rivoluzione industriale, poiché avevamo più denaro, abbiamo iniziato a consumare più carne e più latticini. Erano diete ad elevato contenuto proteico animale e ricche di grassi che mostravano il livello del nostro benessere economico. Ma in seguito, con la seconda metà del XX secolo, gli studi sull’alimentazione hanno cominciato a mettere in discussione questo genere di alimenti. Gli scienziati hanno voluto liberarsi del pregiudizio culturale ancora saldamente affermato per cui una popolazione civilizzata mangiava proteine in abbondanza, chi era benestante mangiava carne e una popolazione povera si nutriva di cibi di origine prevalentemente vegetale come il pane e le patate.

Le indagini scientifiche continuano a rivelare la correlazione tra consumo di alimenti di origine animale e aumento del livello di colesterolo nel sangue mentre le sostanze nutritive derivanti dai cibi di origine vegetale non contengono colesterolo e contribuiscono in vari modi ad abbassarne la quantità prodotta dal corpo.

Scegliere una dieta ad elevato contenuto di proteine e grassi animali porta a un deposito di grasso corporeo tra le fibre muscolari e nei punti più ovvi come l’addome, la zona intorno al viso o alle cosce, il fondoschiena. Nessuno desidera essere in sovrappeso perché vuol dire fare a meno di molte delle cose piacevoli della vita, eppure un numero sempre maggiore di persone lo è.

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La causa, pertanto, sta infilzata nella nostra forchetta. Soprattutto oggi che l’abitudine americana di nutrirsi soprattutto di hot dog, hamburger e patatine fritte sta diventando pure italiana.

C’è un’altra ragione per cui ridurre il consumo di proteine animali. Le proteine animali, al contrario di quelle vegetali, rendono l’organismo acido: ciò significa che il PH dei nostri tessuti e del nostro sangue diventa meno alcalino. L’organismo però inizia a reagire perché non gradisce questo ambiente acido. Per neutralizzare l’acidità, esso utilizza il calcio contenuto nelle ossa le quali, a lungo andare, si indeboliscono per la perdita. Così, se le proteine animali ingerite aumentano l’acido metabolico e tolgono del calcio alle ossa, questo finisce nelle urine rendendo fragile la struttura ossea.

E poi che dire della quantità di antiossidanti, di fibre e di minerali contenuta nei cibi di origine vegetale rispetto a quella nei cibi di origine animale…Alimentazione_prot_animal_veg6_14_2016

Gli antiossidanti sono una varietà di sostanze chimiche, alcune dette carotenoidi, presenti quasi esclusivamente nelle piante, nelle verdure, nella frutta e sono solitamente colorati. Dal giallo della zucca, al rosso nei pomodori, all’arancione nelle arance oppure incolori come l’acido ascorbico (vitamina C) e la vitamina E, gli antiossidanti ci proteggono dai radicali liberi.

I radicali liberi agiscono in un quadro di danneggiamento indesiderato quando ci esponiamo ai raggi del sole in maniera inadeguata o a certe sostanze inquinanti o a causa di un apporto nutritivo mal bilanciato. I radicali liberi sono molto pericolosi perché irrigidiscono i nostri tessuti e li limitano nelle loro funzioni. Accelerano il processo di invecchiamento. Pertanto favoriscono quei processi che provocano la cataratta, ad esempio, l’indurimento delle arterie, l’enfisema, l’artrite, il tumore e tutti quei disturbi che diventano frequenti con l’avanzare dell’età.

Noi non produciamo antiossidanti; fortunatamente però li troviamo disponibili nei vegetali. Basta mangiare frutta e verdura intera, cereali integrali che sono i cibi più sani che si possano consumare.

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Le fibre contenute esclusivamente negli alimenti di origine vegetale anche se non vengono digerite sono vitali per la salute. Le fibre estraggono l’acqua dal corpo e la convogliano nell’intestino facendolo rimanere in funzione. Inoltre, catturano pure quelle sostanze chimiche che transitano nell’intestino e che potrebbero risultare pericolose e cancerogene.

Le fibre alimentari sono composte soprattutto da molecole di carboidrati, non hanno calorie, contribuiscono a creare un senso di sazietà, placano l’appetito e diluiscono la densità calorica delle nostre diete. In questo modo soddisfano la fame riducendo il consumo di calorie ingerite.

Consumare alimenti allo stato naturale, non raffinati e non trattati, significa ingerire abbondanti dosi di vitamine, minerali ed energia accessibile.

All’estremità opposte ci sono i cibi, soprattutto carboidrati, altamente raffinati e trattati ovvero gli amidi e gli zuccheri ottenuti dalle piante privandole meccanicamente degli strati esterni. Questi alimenti come lo zucchero raffinato, la farina bianca, il pane bianco, gli spuntini industriali quali i crackers, le barrette e le merendine, ecc., hanno perso la maggior parte delle vitamine, dei sali minerali, delle proteine e delle fibre della pianta e hanno un valore nutrizionale davvero minimo. Inoltre vengono assorbiti direttamente dall’organismo innalzando il tasso glicemico del sangue.

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Lo diceva Ippocrate (460 – 377 a.C.), padre della medicina, che chi non conosce il cibo non può capire le malattie dell’uomo: i benefici ottenuti da una dieta ricca di cibi di origine vegetale sono molto più interessanti di quelli prodotti dai farmaci e dalla chirurgia nella pratica medica.

 

 

 

Le soluzioni efficaci e realizzabili ai problemi di salute si trovano nell’alimentazione: in fondo alimentarsi è uno dei nostri più intimi incontri con il mondo in cui viviamo. Mangiare è un processo in cui ciò che entra nel nostro corpo diventa parte di esso. Cambiare un pò il modo di mangiare significa veramente assumere il controllo della propria salute.

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PERCHE’ DETOX ?

Il successo travolgente delle diete alimentari, tra cui quella detox, nella società di massa nasconde un desiderio di rinuncia.

Un atto di rinuncia legato all’abbondanza, anzi, all’eccesso di offerta alimentare, ma anche un segno di responsabilità nei confronti della propria salute. L’abbondanza di cibo e la sregolatezza attuali comportano problemi di difficile soluzione. Il sovrappeso e l’obesità, l’infiammazione cronica, le intolleranze e le allergie sono condizioni di malessere che interessano gran parte della popolazione mondiale, fatta eccezione per i paesi sottosviluppati; sono dati permanenti e socialmente diffusi.

Alimentazione_Detox_Cascata_9_2016I modelli di produzione e di consumo che hanno caratterizzato la lunga storia dell’alimentazione, hanno da sempre condizionato i nostri comportamenti quotidiani. Tra molte contraddizioni, le vicende del cibo sono giunte oggi alla consapevolezza, non ancora comune e unanime, però, che il troppo fa male e intossica.

L’idea del detox che esplode in America tra le molte star di Hollywood amanti della linea perfetta, trova oggi un grande seguito anche tra coloro che non militano negli ambienti vegetariani e vegani. Depurare e ridonare energia, con conseguenti benefici per tutto il corpo, è una pratica dalle origini molto antiche. Dall’India, dove la purificazione era un’abitudine regolare nell’ambito della medicina ayurvedica, alla Cina che, attraverso tecniche di depurazione secondo la medicina tradizionale, consigliava periodicamente uno sblocco dei canali energetici, all’antica Grecia e all’antica Roma con l’utilizzo di acque termali, da sempre, in definitiva, si è dato un senso alla disintossicazione.

La disintossicazione è un processo attraverso il quale i sottoprodotti del metabolismo, i radicali liberi, l’alcool, i cataboliti dei farmaci, i conservanti e gli additivi contenuti negli alimenti vengono neutralizzati ed eliminati.

Disintossicarsi è importante non solo per prendersi una pausa da un’alimentazione disordinata, dal cibo cattivo, ma pure da una serie di elementi disturbatori come lo smog e lo stress. Tutte le tossine accumulate contribuiscono ad una accelerazione dell’invecchiamento cutaneo e a un aumento, nella donna, della cellulite.Alimentazione_Detox4_9_2016

Spesso   si ritiene necessario disintossicarsi solo quando si manifestano chiari disturbi di salute, mentre diventa sempre più igienico mantenere l’organismo disintossicato per evitare che le tossine presenti portino all’insorgenza di malattie.

Ci sono molti programmi detox, a partire dal digiuno totale fino ai tre pasti al giorno, della durata di alcuni giorni fino ai nove e più, con una frequenza annuale variabile.

Il programma disintossicante non può essere classificato come una vera dieta, non può divenire un regime alimentare costante e non può essere prolungato per un periodo di tempo troppo lungo perché manca di molte sostanze nutritive necessarie.

Quali segnali indicano di ricorrere quanto prima ad un programma detox?

Quando manca la vitalità, c’è la tendenza ad una stanchezza costante, mal di testa, la pelle è priva di luminosità, quando ci sono difficoltà digestive, gonfiori, costipazioni, vecchi disturbi e dolori articolari si riacutizzano significa che l’organismo segnala un eccesso di tossine.

Il nostro organismo è in grado di smaltire le tossine prodotte fisiologicamente fino ad una certa quantità; oltre questa quantità e, causa gli effetti di una vita tendenzialmente sedentaria, il processo di eliminazione delle tossine rallenta e il lavoro da parte degli organi emuntori come fegato, reni, sistema linfatico, pelle diventa esagerato. Ecco allora che un programma detox fornisce un sostegno agli organi responsabili della pulizia del corpo grazie alla scelta di cibi che contengono acqua, fibre, vitamine e antiossidanti.

Un’alimentazione leggera e semplice a base di frutta, verdura, Alimentazione_Detox3_9_2016centrifugati, succhi, legumi, cereali integrali e riso basmati che rilasciano i glucidi senza far salire l’insulina, semi, frutta secca e tanta acqua è una modalità purificante e alcalina di nutrirsi in quei giorni. Le fibre contenute in questi alimenti stimolano l’intestino, facilitano l’eliminazione di grassi e acqua dal corpo. Vanno invece evitati tutti i cibi trattati, farina e zuccheri raffinati, quelli di origine animale come carne, pesce, formaggi e latticini, uova, le bevande alcoliche e il caffè. Per accelerare il processo di disintossicazione sono consigliati infusi e tisane a base di tarassaco, ortica e cardo mariano dalle proprietà antiossidanti e epatoprotettive.
L’irresistibile attrazione per l’eccesso e le sue conseguenze avevano spinto già lo specialista Henry Chenot a ideare un menù capace di attivare il meccanismo di depurazione. I benefici sono stati confermati: perdita di peso per eliminazione dei liquidi in eccesso, regolazione del transito intestinale, reidratazione della pelle, miglioramento della qualità del sonno e del riposo, incremento dei livelli di energia, vitalità e benessere.

Nel programma detox è richiesto impegno e consapevolezza: un rapporto cordiale e responsabile con il cibo è ancora da inventare.

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ACQUA E SALUTE

Il ruolo dell’acqua è determinante nel mantenere ottimale il nostro stato di salute sia a breve che a lungo termine.

L’acqua è il principale componente chimico del nostro corpo ed è presente nella percentuale del 60 % come costituente di un organismo umano e dell’ 80 % nel neonato. Ciò sta a significare l’importanza di questo elemento e l’importanza di assumerne giornalmente una quantità adeguata. Si consiglia infatti di bere generalmente circa 1 litro e mezzo al dì, mentre la scienza medica concorda su un consumo di 1200 – 2000 ml ovvero da 6 a 10 bicchieri di acqua al giorno in base a fattori quali l’età, il tipo di alimentazione (una percentuale variabile d’acqua è contenuta già negli alimenti), il clima e la latitudine in cui si vive, lo stile di vita, la massa corporea, ecc.

Chi pratica attività fisica ha sicuramente bisogno di una cospicua integrazione idrica. L’organismo sottoposto ad uno sforzo fisico perde inevitabilmente attraverso l’evaporazione e la sudorazione, necessarie per la termoregolazione, una certa quantità d’acqua. Una carenza d’acqua, infatti, non è ben tollerata dall’organismo in quanto comporta il rischio di crampi muscolari e di una riduzione della prestazione sportiva.

L’acqua è il fluido attraverso il quale il nostro corpo elimina i prodotti di rifiuto, le scorie e le tossine; lubrificando dà consistenza al contenuto intestinale e favorisce una quotidiana pulizia; idrata tutti i tessuti che, come la pelle, i muscoli, le cartilagini necessitano di mantenersi elastici e compatti.

Il rapporto tra la quantità di acqua assunta (le entrate) grazie allo stimolo della sete e quella eliminata (le uscite) attraverso la traspirazione, la sudorazione, la respirazione, la regolazione della temperatura corporea e la produzione di urina, deve essere in equilibrio.

L’organismo risente pesantemente delle variazioni, seppur lievi, della quantità di liquidi e della composizione dei fluidi. Ecco perché è necessario bere con regolarità e saper scegliere il tipo di acqua.

Imparare a riconoscerne le caratteristiche fisiche e chimiche come il PH, il contenuto di sodio, il residuo fisso leggendo l’etichetta, diventa fondamentale per il proprio benessere e il gusto individuale.

Ci sono acque a basso contenuto di sali, più o meno ricche di minerali, acide o alcaline. Le acque povere di minerali cioè con un residuo fisso inferiore ai 50 milligrammi per litro sono indicate a coloro che tendono ad avere la pressione alta o i calcoli renali, ad esempio, perché favoriscono la diuresi; queste acque sono ideali in cucina per la preparazione di risotti e zuppe o per le bevande come il thè, gli infusi, le tisane. L’acqua a basso contenuto di sodio è ideale per combattere i problemi di edema e gonfiori legati alla ritenzione idrica perché è altamente depurativa.

Bere, dunque, fa bene alla salute. Magari un abbondante sorso ogni mezz’ora circa piuttosto che una quantità elevata in un colpo solo. La frequenza del consumo d’acqua per un corretto bilancio idrico è determinante tanto quanto il dosaggio giornaliero (vedi le linee guida della Società Italiana di Nutrizione Umana che consigliano l’assunzione di un millilitro di acqua per chilocaloria consumata).

Se le urine sono di colore giallo acceso significa che l’idratazione non è sufficiente: il mio consiglio è di berne un po’ ogni volta che si fa pipì così da reidratare adeguatamente l’organismo. E che dire di bere un bel bicchiere a digiuno al mattino appena alzati? Quell’acqua favorisce l’eliminazione delle tossine prodotte durante la notte grazie alla diuresi e, pure, come un peso che scende lungo l’apparato digerente, spinge la massa fecale.

La disintossicazione inizia con l’acqua così come la nostra giornata comincia con la regola sana e igienica di berne un po’ sin dal risveglio.

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ALIMENTAZIONE OGGI

“Non ci si può mantenere in salute basandosi soltanto sul tipo di alimentazione, ma a questa bisogna affiancare anche degli esercizi fisici”.Alimentazione_6_1_2016

Così scriveva Ippocrate ne Il regime già nella metà del IV secolo a. C. e nonostante la storia dell’uomo, dalle sue origini attraverso il Neolitico fino ai giorni nostri, abbia descritto la lenta evoluzione nel corso dei secoli delle abitudini alimentari, dei costumi e delle società, questa affermazione è più che mai attuale.

Alimentazione_5_1_2016L’alimentazione dell’umanità ha attraversato grandi fasi nei millenni sino ad oggi: da un paese all’altro, da una latitudine a un’altra, anche in funzione delle politiche e delle religioni, le modalità alimentari si sono susseguite enormemente diversificate. Ma il più grande, sconvolgente cambiamento si è prodotto soltanto a partire dalla metà del XX° secolo e con un impatto negativo nell’ambito della salute. In Italia, ad esempio il modello alimentare è evoluto andando da un consumo di tipo soprattutto “quantitativo” degli anni ’70 – ’80 verso un consumo orientato alla scelta “qualitativa”. Maggiore sensibilità, selettività e diversificazione nei comportamenti individuali, una crescente attenzione verso il valore dei cibi sani, legati al territorio e al suo rispetto, ricchi di tradizione culturale.

Tuttavia, nonostante questi segnali positivi, le nuove generazioni e una generale tendenza si muovono verso comportamenti alimentari e scelte tutt’altro che positivi.
Fattori di trasformazione sociale come:

  • la riduzione della preparazione dei pasti che si manifesta nella ricerca e nel consumo di alimenti ready to cook e ready to eat (in quest’ottica, la scelta alimentare privilegia quei prodotti adatti ad essere consumati istantaneamente rispetto agli alimenti freschi che necessitano di una preparazione);Diet and nutrition
  • lo stravolgimento della giornata alimentare non più ritmata, ma frantumata in molteplici occasioni di consumo istantaneo e sregolato di alimenti reperibili in ogni istante, in ogni stagione, ed in ogni situazione, spesso privi di qualità nutrizionale;
  • la diffusione dei pasti fuori casa che vede le aziende del settore della ristorazione delegate a proporre, abbinare e servire menù e porzioni stabilite favorendo così la passività dei fruitori rispetto al proprio modello di consumo, hanno distolto ciascuno dal rispettare un proprio stile alimentare.

Alimentazione_1_1_2016La diffusione di sovrappeso e obesità tra i più giovani è particolarmente preoccupante se si pensa alle future implicazioni socio sanitarie per il prevedibile incremento delle malattie metaboliche, cronico – degenerative connesse a questi problemi.

La spesa energetica giornaliera del nostro organismo continua a ridursi avvicinandosi sempre più al solo metabolismo basale (circa 700 – 800 cal) mentre i consumi alimentari restano quasi invariati o aumentano.
La sedentarietà spinge verso un drammatico rallentamento metabolico. Il risultato di questa tendenza è particolarmente rischioso per la salute.

 

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