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Dare è il primo passo. E non avere paura di donare è il segreto.

Da sempre le persone e le organizzazioni destinano risorse a progetti con finalità socio – assistenziali e di aiuto. Ogni anno singole offerte e significative somme di denaro si riversano a favore di minori orfani, di bambini con disabilità, di poveri e indigenti, delle ricerche in campo medico, della realizzazione di strutture e infrastrutture. Un vero e proprio mondo indaffarato ogni giorno nell’ aiutare gli altri si profila strutturato e orientato a moltiplicare il numero di persone coinvolte, le aree di operatività e la forza espressa a contrasto delle miserie e delle necessità di numerosi luoghi.

Amoris excessus, sovrabbondanza di amore, sta a dire che al centro di tutto vi è la beneficienza.4lug_1Registrazione dominio per Blog_register.it_docx

Quando si fa riferimento alle attività di beneficienza molto spesso si allude alla filantropia, a quel sentimento identificato con l’ amore nei confronti del prossimo e con la generosità verso gli altri. Dal greco antico philìa, “amore” e ànthropos, “uomo, essere umano”, filantropia nell’uso corrente significa disposizione d’animo, atteggiamento di amore verso gli esseri umani e impegno operoso di un individuo o di gruppi sociali nel promuovere la felicità e il benessere altrui attraverso azioni di solidarietà.

Sentirsi bene facendo del bene. Dare tempo, energie e competenze liberamente rappresenta tutto ciò che una singola persona o un’organizzazione ha deciso di fare. Senza pressioni ad agire da parte di altri, quelle figure hanno preso la decisione di aiutare spontaneamente. Se può essere vero che da sole non sono in grado di risolvere tutti i problemi del mondo, con ciò che ciascuna vuole contribuire si può rendere migliore quel piccolo contesto a cui l’aiuto é destinato.

 

4lug_3Solidarieta-le-donazioni-italiane-corrono-sul-webQuando si dona, probabilmente anche si riceve. Quando si da’ una mano agli altri, si da’ anche una mano a se
stessi. Dare soddisfa in realtà un bisogno che è grande in noi. Il bisogno spirituale di contributo si appaga solo quando si contribuisce alla vita degli altri. Proprio come un neonato non può sopravvivere da solo senza l’apporto al proprio benessere da parte degli altri, così noi non siamo in grado di ricevere una gratificazione spirituale se non diamo il nostro apporto aiutando gli altri.

Il desiderio di soddisfare questo tipo di bisogno sorge in automatico, non prevede alcuno sforzo cosciente. A prescindere dalla nostra identità, dal nostro vissuto personale, dalla nostra religione e dalla nostra professione, dalla razza e dalla cultura di appartenenza, ogni giorno siamo spinti a soddisfare quel bisogno che da sempre è parte integrante della natura umana.
“Soltanto riuscendo a soddisfare il bisogno dello spirito sarà possibile raggiungere l’obiettivo di una gioia sostenibile piuttosto che quello di un piacere momentaneo “.

L’essere umano solitamente appaga il proprio specifico bisogno in modo positivo, negativo o neutro, ma in ogni caso e in qualche particolare maniera riesce a soddisfarlo. È sempre possibile soddisfare un bisogno: il segreto consiste nell’individuare una modalità ragionevole di realizzazione e che procuri più piacere che dolore.
La psicologia fornisce la risposta al perché l’uomo agisca e si comporti in un certo modo, perché esistano persone disposte a dare, a rendersi utili, a sacrificare la propria vita e parallelamente ci siano persone poco disposte a dare o addirittura disposte a uccidere per puro piacere. Questo perché esiste una forza che determina tutte le nostre emozioni e azioni, la qualità della nostra vita e che si chiama bisogno umano.4lug_2social-work-lecture-series-1024x576-e1447005769734

E’ vero che donare o prestare servizio gratuito per aiutare le persone in difficoltà senza niente in cambio è un atto generoso altruistico e pro sociale, ma non sono soltanto queste le motivazioni.

Le motivazioni si esplicano nelle azioni, e nei risultati, non sono mai fatti osservabili. Il bisogno di contribuire a volte nasconde altri bisogni personali. Come il ridurre il proprio disagio di fronte alle necessità o sofferenze altrui per una pace interiore, come il desiderare di accrescere la propria autostima sentendoci utili, a volte indispensabili, ma comunque protagonisti, come il fare nuove esperienze e acquisire abilità, come il dare un altro significato alla propria esistenza, come il confidare in un riconoscimento sociale. Certo è che se il contribuire produce benessere non solo a chi riceve ma pure a chi dà eticamente, allora non è più necessario indagare sul perché si contribuisce.

Dare e fare per gli altri rimane comunque l’espressione di un orientamento pro attivo e pro sociale che crea benessere e non fa male.

Ci sono persone e imprese che hanno il senso della filantropia. Ma ci sono pure condizioni che vanno rispettate.

La destinazione della risorsa donata deve essere garantita, gli obiettivi di aiuto devono essere chiari, la modalità di distribuzione o di intervento deve essere pianificata e il risultato finale deve essere certo e dimostrato.

Singolo individuo o organizzazione che sia, a prescindere dalla propria missione e dai propri scopi, deve essere in grado di pianificare, organizzare e gestire tutte le azioni che portano ad una raccolta fondi e contributi senza scopo di lucro. Inoltre, il fundraiser non deve perdere di vista quelle caratteristiche a cui tendere che sono: la credibilità, la fiducia da parte degli altri, contribuenti e riceventi, la curiosità di conoscere realtà di bisogno, la consapevolezza delle proprie responsabilità, l’intraprendenza e l’esposizione al rischio, la capacità di perseverare, l’essere concreti, chiari, realistici ed efficaci.

L’organizzare una lotteria o una pesca di beneficienza, come intraprendere un’operazione finanziaria per la costruzione di un ospedale in Africa, per esempio, è filantropia e come tale deve sostenere il progetto desiderato con grande passione. La cosa importante è scegliere sulla base dei desideri personali e chiedersi quale scopo si voglia ottenere con il contributo. A volte non c’è bisogno soltanto di denaro, ma anche di persone affinché il progetto venga sostenuto.

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Siamo in molti a credere che in un certo momento della nostra vita, si delinea quella responsabilità di restituire alla società e all’ambiente in cui viviamo le risorse ricevute in precedenza per la nostra crescita personale. Oltre che una responsabilità, contribuire è un onore.

 Oggi la generosità può essere la sintesi di un meccanismo di mercato che avanza autonomamente. La nuova tendenza è di fare filantropia facendo anche un etico profitto. Avere un orientamento sociale attraverso attività sociali grazie ad una filantropia aziendale, crea pure un valore aggiunto ai servizi o ai prodotti offerti e non solo un ritorno di immagine.

Nei paesi anglosassoni già da alcuni anni c’è un orientamento all’innovazione sociale intesa come risposta ai bisogni emergenti attraverso nuove forme di azione e relazione. Il Social Impact Investing ad esempio, si propone di progettare lo sviluppo di un Paese intero coinvolgendo gli ambiti pubblici e privati, le organizzazioni no-profit, con un duplice obiettivo: grande impatto sociale e guadagno economico. Si sa che la crescita sociale spinge in direzione di una crescita dell’economia. Oggi ciò è reso possibile dalla mancanza di risorse pubbliche e dalla minor contrapposizione tra il fare profitto e il fare beneficienza.

La sfida attuale è dunque nel dare.

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